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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La guerra tra poveri pronta per l’Europa

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Il sondaggio ha preso in esame 19mila millennials con un posto di lavoro in 25 differenti nazioni e lo ha fatto partendo proprio da un dato che riguarda l’America, visto che a febbraio il Bureau of Labor Statistics statunitense ha reso noto che negli Usa il 18,9% degli over 65 sta ancora lavorando. Parlando del dato giapponese, Mireya Solis, responsabile per il Giappone al Brookings Institution, influente think tank con base a Washington, ritiene che «si sono verificati cambiamenti molto drastici nella società, tali da portare un alto grado di incertezza tra i millennials. Basti vedere il calo del tasso di risparmio a livello nazionale, le prospettive occupazionali e il dato demografico del netto invecchiamento della popolazione, una variabile che impatterà sul sistema di sicurezza nazionale, tutti fattori che portano la gente a lavorare più a lungo». 

E se a livello globale, il 32% degli uomini e il 66% delle donne intende prendere un periodo di pausa lavorativa dopo la nascita di un figlio, lo scorso anno in Giappone un deputato è stato linciato politicamente per averlo soltanto proposto. A livello di ore lavorate alla settimana, però, i millennials giapponesi sono a quota 46, meno delle 52 medie dell’India, delle 48 del Messico e poco più delle 45 ore settimanali negli Usa. E tornando all’America da cui siamo partiti, il sondaggio rivela che soltanto il 3% dei millennials è impiegato nella cosiddetta gig economy, ovvero lavori basati sull’outsourcing o sul lavoro da casa, come ad esempio guidare un’automobile per Uber od operare da freelance per TaskRabbit, mentre la maggioranza ha lavori a tempo pieno, ma il 35% di loro si è detto pronto ad accettare un lavoro part-time in futuro e il 41% potrebbe considerare l’ipotesi di mettersi in proprio. 

E cosa chiedono al loro lavoro i millennials Usa? I tre criteri principali di scelta sono salario, sicurezza e benefits. Avidità? No, un sistema malato nelle sue basi, visto che nel 2014 un laureato che usciva dal college aveva una media di 28.950 dollari di debito scolastico da onorare. Ma se l’America può essere il paradigma di cosa sia il lavoro oggi, nella fase post-Lehman e post-industriale, anche l’Europa paga un conto alle nuove dinamiche, un conto sociale che con il passare del tempo rischia di diventare davvero salato. 

Venerdì scorso la Bundesbank tedesca ha tagliato le stime di crescita e di inflazione della Germania per il 2016 e 2017: la previsione sul Pil di quest’anno è stata limata a 1,7% da 1,8% atteso in precedenza e quella sul Pil del 2017 è stata tagliata a 1,4% da 1,7%, mentre per il 2018 la Bundesbank vede una crescita dell’1,6%. Drastico il ribasso sulle stime di inflazione che per quest’anno è vista ad appena lo 0,2% contro l’1,1% atteso in precedenza, mentre la proiezione per il 2017 è stata abbassata a 1,5% dal 2% e per il 2018 ci si attende un aumento dell’1,7%.