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SPY FINANZA/ La guerra tra poveri pronta per l’Europa

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Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha sottolineato che il fattore trainante è la «domanda interna che si va rafforzando grazie alle condizioni favorevoli del mercato del lavoro e dalla crescita dei redditi». Ma come cresce il lavoro in Germania? Anzi, come crescerà, a fronte delle sfide sociali? A parte l’abuso di cosiddetti mini-jobs, lavori da poche ore settimanali e 400 euro al mese, nel silenzio generale della stampa autorevole, la Germania il 25 maggio scorso ha presentato la sua nuova “Legge sull’integrazione” dopo una due giorni di riunione del governo nel castello di Schloss Meseberg, a nord di Berlino. Definita una «pietra miliare» da Angela Merkel e «uno scostamento paradigmatico per la Germania» dal vice-cancelliere socialista, Sigmar Gabriel, la legge si basa sul concetto di “supporto e domanda” (Fördern und Fordern) e ha come prima finalità la regolamentazione di diritti e doveri per i richiedenti asilo che giungono nel Paese, i quali verranno incoraggiati a imparare il tedesco per potere trovare un lavoro e garantirsi un reddito con cui poter vivere. 

Il governo è partecipante attivo al processo di integrazione e i capisaldi saranno sei. I più interessanti, per il tema che stiamo trattando sono il terzo e il quarto. Eccoli: relativamente ai programmi di lavoro, il governo creerà 100mila posti di lavoro a basso salario (1 euro l’ora) e il migrante che si rifiuti vedrà immediatamente tagliati tutti i benefit di cui gode, mentre in base al quarto, la legislazione sul lavoro tedesca verrà ammorbidita in modo da consentire alle aziende di assumere i rifugiati, questo anche se cittadini tedeschi o europei meglio qualificati facessero domanda per la posizione in esame. 

Guerra tra poveri e svalutazione interna, ecco la ricetta occupazionale della vecchia Europa, la quale vive sospesa tra residui disfunzionali di economia sociale di mercato e finanziarizzazione, con quest’ultima che ormai sta livellando al ribasso ogni possibile rivendicazione, mentre gli strascichi della prima si sostanziano sempre più spesso in incrostazioni di redditività di posizione e clientelismo sindacale. 

 

(1- continua)



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