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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La verità sul lavoro in Europa e Italia

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Poi, il dato che a mio avviso deve farci riflettere di più: per i giovani laureati è stato determinante lo sbocco nel pubblico impiego. Considerando tutti i giovani che hanno trovato il primo impiego nei diversi periodi, tra gli assunti nel settore pubblico la percentuale di laureati è stata del 33% contro poco più del 9% nel settore privato e del 21% nell’occupazione indipendente. Di più: dagli anni Sessanta a metà degli anni Ottanta ben oltre la metà dei laureati trova il primo impiego nel settore pubblico e tra le donne si supera il 60%, quote che scendono rispettivamente al 30% e al 20% dal 1985 al 1997. Ma ora che l’elefante pubblico non riesce più a creare occupazione, visto il debito alle stelle e la necessità di razionalizzare costi e organici, la nostra società come può attrezzarsi, visto che il settore privato è stato visto fino a ieri come il nemico della giustizia sociale? Quanto gap saremo chiamati a dover colmare, come italiani, rispetto ad altri Paesi, dove lo Stato era soggetto attivo ma in ottica sussidiaria e non egemone e materna? 

Conviene pensarci, anche in ottica di sostenibilità del sistema, perché se è vero che leggi come la Fornero costringono la gente a stare più a lungo sul posto di lavoro, inibendo o rallentando il turnover generazionale, c’è anche la spesa pensionistica con cui fare i conti. Proprio l’altro giorno abbiamo scoperto che le pensioni erogate dall’Inps ai dipendenti pubblici al primo gennaio 2016 sono 2,8 milioni, per un importo complessivo annuo di 66,3 miliardi di euro e un importo medio mensile pari a 1.795 euro. Rispetto all’anno scorso, poi, si registra un incremento nel numero delle pensioni (+0,8%) e negli importi annui in pagamento a inizio anno, cresciuti del 2,1% rispetto ai 65 miliardi del 2015. I dati emergono dall’Osservatorio della Gestione Dipendenti Pubblici, pubblicato sul sito istituzionale dell’Inps, il quale ci dice anche che la distribuzione delle pensioni degli ex dipendenti pubblici per categoria e classi di importo mensile mette in evidenza che circa il 18,2% delle pensioni pubbliche ha un importo mensile inferiore ai 1.000 euro, il 51,3% tra mille e 2mila euro e il 22,8% di importo tra 2mila e 3mila euro e solo il 7,8% ha un importo dai 3mila euro mensili lordi in su. 

Cifre sostenibili? Uno studio Eurispes del 2014 mostra come la spesa per il pubblico impiego in Italia pesi per l’11,1% del Pil e come nel nostro Paese si contino 58 impiegati nella Pubblica amministrazione ogni mille abitanti, ai livelli della Germania (54), mentre in Svezia sono 135. L’Italia risulta l’unico Paese in cui negli ultimi dieci anni il numero dei dipendenti pubblici si è ridotto: -4,7%, mentre nel resto d’Europa gli addetti nel pubblico impiego sono cresciuti, soprattutto in Irlanda e in Spagna dove si è registrato un aumento rispettivamente del 36,1% e del 29,6%. Altri paesi mostrano incrementi vicini al 10% (Regno Unito 9,5% e Belgio 12,8%) e, infine, un altro gruppo di Paesi mostra un trend crescente ma contenuto (in Francia del 5,1%, in Germania del 2,5%, nei Paesi Bassi del 3,1%).