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SPY FINANZA/ La verità sul lavoro in Europa e Italia

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I Paesi nei quali la spesa per il pubblico impiego grava maggiormente sul Pil sono la Danimarca, con un rapporto del 19,2% sul Pil, seguita dalla Svezia (14,4%), dalla Finlandia (14,4%), dalla Francia (13,4%), dal Belgio (12,6%), dalla Spagna (11,9%), dal Regno Unito (11,5%), dall’Italia (11,1%), dall’Austria (9,7%), dai Paesi Bassi (10%), e per finire dalla Germania con il 7,9 per cento. La situazione italiana pare quindi perfettamente in linea con la media europea. Dove sta lo squilibrio? 

Il vero problema in Italia non è il numero dei dipendenti pubblici, ma dei dirigenti, un rapporto che in alcuni casi può anche essere di uno a dieci e con stipendi che vedono questi manager, come nel caso delle Asl, poter arrivare a guadagnare il doppio del presidente della Repubblica. Ma si sa, certi privilegi non si possono toccare. 

Infine, tornando allo studio dei due docenti della Bicocca, la precarietà. Se si confronta il lavoro stabile con quello precario emerge una U rovesciata: con l’occupazione stabile che raggiunge il suo massimo negli anni del miracolo economico e quelli cosiddetti della rigidità (il 63%) e scende fino al 44% nella stagione della flessibilità. I lavori para-subordinati hanno superato il 3% dei primi lavori dei giovani e addirittura il 10% in tre settori ad alta intensità di laureati: istruzione, pubblica amministrazione, servizi culturali e alla persona. 

Quale sarà il primo lavoro dopo la rivoluzione digitale? Potrebbe non esserci, sul medio-lungo termine, perché il digitale è già realtà conclamata ma si affaccia la robotica. Il South China Morning Post ha infatti pubblicato la scorsa settimana la notizia che il principale fornitore di Apple e Samsung, Foxconn, ha appena licenziato 60mila operai dalla sua fabbrica di Kunshan, nella provincia dello Jiangsu. Kunshan è la prima contea della Cina, con un reddito pro capite di 4mila dollari e la maggiore crescita economica per sette anni consecutivi. La fabbrica della Foxconn ha ridotto i suoi dipendenti da 110mila a 50mila, introducendo al loro posto dei robot. Almeno altre 600 aziende del Kushan stanno pianificando di fare lo stesso. Kushan ha una popolazione di 2.5 milioni di abitanti, di cui due terzi sono immigrati (interni, non africani o medio orientali), il che significa che i licenziamenti saranno economicamente significativi per la popolazione (solo gli operai licenziati dalla Foxconn rappresentano il 2% circa della popolazione). Recentemente, poi, anche un ex direttore esecutivo di Mc Donald’s, Ed Rensi, ha dichiarato a Fox Business che con il prospettato aumento della paga minima a 15 dollari l’ora negli Usa, diverrebbe interessante per le aziende l’introduzione di robot: «Costa meno comprare un braccio robotico a 35mila dollari rispetto ad assumere un impiegato che riceva 15 dollari all’ora per impacchettare patatine fritte».

Cos’è oggi il lavoro? Sarebbe il caso di cominciare a ragionarci seriamente, perché se una pietra fondante della società occidentale comincia a erodersi giorno dopo giorno, allora rischia di crollare l’intera impalcatura. Con i costi a livello sociale che già stiamo cominciando a pagare, qui come in Francia come negli Usa. 

 

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