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Economia e Finanza

VISTO DALLA CITY/ I grandi gestori scommettono su un rialzo Fed entro l'anno (al massimo due)

Il presidente Fed, Janet Yellen, tiene nell'incertezza i mercati sui prossimi rialzi dei tassi. "Uno al massimo due nel 2016" dicono ora i gestori della City. CRISTINA BALOTELLI

Il presidente della Fed, Janet Yellen (Infophoto)Il presidente della Fed, Janet Yellen (Infophoto)

Questo primo semestre è stato marcato da bruschi cambi di percezione da parte dei mercati circa le mosse della Federal Reserve. Si è passati da un generale scetticismo su una possibile seconda stretta sul costo del denaro dopo quella di dicembre a scommesse, fino a qualche settimana fa, su un secondo rialzo a giugno. Salvo poi tornare ad escludere di nuovo tale possibilità dopo l’ultimo dato sul lavoro negli Stati Uniti.

Il dietrofront è arrivato qualche giorno fa. I nuovi posti di lavoro creati a maggio negli Stati Uniti sono solo 38mila, molto al di sotto dei 160mila attesi e nonostante un calo della disoccupazione al 4.7% che però è dovuto al fatto che i lavoratori continuano lasciare il mercato del lavoro. Ogni aspettativa di rialzo dei tassi nel prossimo meeting della Fed del 15 Giugno è stata spazzata via da questo dato. I mercati ora danno al 6% la probabilità di un rialzo dei tassi a giugno e al 37% un rialzo a luglio, secondo il CME FedWatch.

La presidente della Fed, Janet Yellen, ha parlato di incertezza anche se la view sull’economia USA resta positiva. In un discorso a Fildelfia, la Yellen ha insistito sulla necessità di alzare i tassi d’interesse, ma non ha fornito indicazioni temporali. Ha ribadito che il rialzo sarà graduale nel tempo e ha sottolineato come un tema importante sia “l’inevitabile incertezza intorno alle prospettive per l’economia”. Si è detta preoccupata per il dato sul lavoro, ma ha aggiunto che non bisogna mai dare troppo significato a un singolo rapporto mensile.

Il presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren, ha detto di aspettarsi che le condizioni economiche continuino a migliorare negli Stati Uniti, il che renderebbe “appropriato” un ulteriore rialzo. Tuttavia, ha aggiunto, sarà importante vedere se il debole dato sull’occupazione a Maggio rappresenta un’anomalia. La questione al vaglio dei policymakers della Fed è se l’economia americana è abbastanza forte per sostenere un secondo rialzo. Lo stesso interrogativo tormenta i mercati che stanno cercando di capire se l’economia a stelle e strisce è immune dal rallentamento economico globale oppure no.

James Carrick, economista di Legal & General Investment Management, vede i primi segni di una crisi del credito e non esclude una recessione nel 2018. “Guardando oltre i prossimi trimestri, il nostro timore è che il ciclo del credito si trasformi da circolo virtuoso a circolo vizioso e che abbia l’effetto di una palla di neve che rotola giù da una collina diventando sempre più grande e più potente,” dice Carrick. L’economia statunitense, motore della crescita globale, ha continuato a crescere dal 2009 e le prospettive a breve termine appaiono buone. Tuttavia, Carrick vede un deterioramento già nel 2017. “Il ciclo potrebbe diventare negativo sotto il peso della crisi nelle economie emergenti e del collasso degli investimenti petroliferi,” dice. Soprattutto se a questi si aggiungono un dollaro più forte e un ridotto mercato del lavoro, con conseguente calo dei profitti delle compagnie americane.