BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Quel voto che può "sballare" il bilancio dell'Italia

InfophotoInfophoto

Le conseguenze per la finanza pubblica ci sarebbero, ma si limiterebbero a qualche decimale. Se anziché dell’1,2% il Pil cresce dello 0,7%, il rapporto deficit/Pil tenderà a essere peggiore di circa lo 0,25%. Si tratterebbe quindi di scostamenti decimali rispetto agli obiettivi. Tanto a Bruxelles quanto ai mercati preoccupa di più l’esito delle elezioni di questi giorni, in quanto emerge una netta opposizione al sentiero delle riforme che il governo nel bene e nel male sta provando ad attuare. L’Europa lega infatti all’attuazione delle riforme la concessione della flessibilità.

 

Il governo ha ipotizzato un ulteriore taglio delle tasse e la flessibilità pensionistica. È compatibile con l’attuale quadro economico?

Queste misure sono la conseguenza di un’ulteriore flessibilità nei conti pubblici. Se questa flessibilità viene meno, la riduzione delle entrate e gli aumenti di spese implicati dal taglio delle tasse sarebbero in contrasto con il miglioramento dei conti pubblici. Una parte del taglio delle tasse è stato però già contabilizzato: la riduzione dell’Ires a partire dal 2017 non richiede infatti ulteriori manovre per trovare attuazione. Al contrario eventuali misure in tema di pensioni avrebbero bisogno di nuove coperture.

 

Le privatizzazioni bastano a risolvere il problema di deficit e debito?

Le privatizzazioni procedono comunque in modo piuttosto lento. Da queste operazioni ci si aspettava una frazione di Pil dello 0,5-0,7%, mentre finora il contributo è stato inferiore. Se anche fosse stato pari alle previsioni, le privatizzazioni avrebbero comunque garantito un contributo marginale alla riduzione di un rapporto debito/Pil superiore al 130%.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.