BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il ritorno dei subprime (e della recessione)

Ben Bernanke (Infophoto)Ben Bernanke (Infophoto)

E la cosa ancora più inquietante è la velocità con cui questa bolla è cresciuta e sta ancora crescendo: a gennaio di quest'anno il totale era di 5,5 triliardi, mentre solo un mese dopo si era arrivati a 7 triliardi e a maggio il controvalore nozionale era di 9,9 miliardi. Oggi siamo a 10,4. Praticamente raddoppiata da inizio anno, una bolla di dimensioni spaventose. Questo cosa significa, che il sistema finanziario crollerà domani o tra un mese? No, soltanto che siamo nel medesimo trend che ha portato al 2008, ma con proporzioni di otto volte tanto e in continuo aumento, viste le scelte sia della Bce che della Bank of Japan. 

E la Fed? Il pessimo dato sull'occupazione di maggio reso noto venerdì ha tolto dal tavolo l'ipotesi di rialzo dei tassi alla prossima riunione del Fomc e, a parere di molti, occorrerà aspettare l'autunno perché se ne riparli. Lunedì la stessa Janet Yellen ha affermato che un numero «considerevole e inevitabile di incertezze potrebbe intaccare l'economia Usa e la strada intrapresa dalla Banca centrale statunitense». Tra queste, la debole crescita globale, gli scarsi investimenti societari, la bassa produttività negli Stati Uniti e le attese sull'inflazione. La Yellen ha quindi rimarcato che le scelte di politica monetaria non sono predeterminate, ma dipendono dai dati, aggiungendo che si «focalizzano sugli sviluppi economici di medio e lungo termine e sottolineando di essere pronta ad affrontare i rischi alla stabilità». Stando alla numero uno della Fed, inoltre, il Brexit avrebbe «ripercussioni notevoli sull'economia» e potrebbe cambiare in modo repentino il punto di vista degli investitori. Come dire, alla riunione del 15 giugno è escluso il rialzo dei tassi d'interesse. 

Porta aperta all'ipotesi di luglio? Nemmeno a parlarne. E sapete perché? Guardate il grafico a fondo pagina, il quale ci mostra come negli Usa il totale del debito in circolazione non abbia precedenti. Il valore facciale totale di tutti i bond statunitensi, inclusi Treasuries, debito delle agenzie federali, mutui, debito corporate, municipale e Abs è pari a 40 triliardi di dollari stando a dati della Securities Industry and Financial Markets Association, mentre per Barclays quella cifra è inferiore, esattamente 17 triliardi, visto che il suo indice US non include alcune categorie di debito come i money markets con una bassa durata. 

In termine di dollari reali, il debito Usa in circolazione è aumentato del 60% dal 2000 a oggi, ma utilizziamo per la nostra simulazione il dato conservativo di Barclays, ovvero i 17 triliardi. Ma non è solo l'ammontare nozionale di quel debito a contare, bensì anche la sua durata: la maturity media del debito corporate Usa emesso nel 2015 e nel 2016 è di oltre 16 anni, contro la media di 8,6 anni del periodo 1995-2005 e questo vale anche per i Treasuries, ancorché con prolungamenti meno accentuati. Nel 1994, lo yield medio sul bond index era del 5,6% contro l'attuale 2,2% e questo ci dice una cosa semplice: coupon obbligazionari più bassi significano che proporzionalmente sempre più cash-flow di quei bond proviene dal principale, il quale tende a essere distribuito verso la fine della durata dell'obbligazione. 

 

 


COMMENTI
08/06/2016 - A questo punto conviene investire in materassi! (Silvano Rucci)

A furia di mettere i soldi nei materassi, dopo la prossima recessione i materassi aumenterebbero tanto da superare quello dei soldi che contengono!