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SPY FINANZA/ Il ritorno dei subprime (e della recessione)

Per MAURO BOTTARELLI non si intravvedono buone notizie dal mondo finanziario, dove le manovre delle Banche centrali rischiano di creare pericolose conseguenze

Ben Bernanke (Infophoto) Ben Bernanke (Infophoto)

Era il 1 luglio del 2005 quando il numero uno del Council of Economic Advisors dell'allora presidente, George W. Bush, parlò in questi termini alla Cnbc: «Non abbiamo mai vissuto un calo dei prezzi immobiliari su base nazionale. Quindi, io penso che i prezzi rallenteranno, forse si stabilizzeranno e potrebbero far rallentare un po' la spesa per consumi. Ma non penso che scosterà troppo il cammino dell'economia verso la piena occupazione». L'uomo che pronunciò queste parole era Ben Bernanke, divenuto l'anno successivo presidente della Federal Reserve. Ovviamente, non aveva capito nulla e nell'arco di due anni il mercato immobiliare Usa si schiantò letteralmente e trascinò con sé l'intera economia, tanto che la gestione di Bernanke della Banca centrale Usa fu interamente dedicata a fare i conti con le conseguenze di quel crollo. 

Una delle ragioni base dell'accaduto fu l'esplosione della bolla subprime, dopo che le banche avevano passato anni a garantire mutui anche oltre il valore dell'immobile a cani e porci, inclusi appunto i clienti subprime, di fatto insolventi fin da principio. Così facendo, ovvero offrendo mutui al 103-105% del valore dell'immobile, il mutuatario subprime di fatto veniva pagato per ottenere soldi: detto fatto, nel 2008 l'intero castello crollò miseramente. 

Bene, i subprime sono tornati. E non parlo dei prestiti legati al credito al consumo per l'acquisto di automobili o ai mutui scolastici, bensì della vera, grande bolla: i prestiti con tassi di interessi negativi fatti verso i governi sovrani. Come vi pare possibile che il Giappone, la cui ratio debito/Pil è del 220%, sia anch'esso entrato a far parte del club di quei Paesi che possono indebitarsi a tassi negativi? Parliamo di una nazione dove il servizio del debito drena ogni anno il 41% delle entrate del governo! E vogliamo parlare della nostra Italia con il 133% di rapporto tra debito e crescita? Anche noi, su alcune scadenze della curva obbligazionaria, piazziamo debito con tassi negativi. Insomma, i governi vengono pagati per prendere a prestito denaro, proprio come i mutuatari pre-2008 negli Usa: quando il bond va a maturazione, chi ha prestato soldi al governo di turno, riceve meno di quanto investito.  

Cosa lega le due cose? Le certezze mal riposte. Nel primo caso di un mercato immobiliare i cui prezzi sarebbero continuati a salire, nel secondo l'assunto risk-free in base al quale gli Stati non falliscono e ripagano sempre i propri obbligazionisti. C'è però una differenza chiave: al picco della bolla immobiliare, dieci anni fa, si raggiunse un controvalore di mutui subprime nel sistema finanziario pari a 1,3 triliardi di dollari e quella cifra fu sufficiente a far collassare il sistema a livello globale e far fallire parecchie banche, Lehman in testa. Sapete invece qual è il controvalore attuale della bolla sui prestiti a tassi negativi? 10,4 triliardi di dollari, otto volte tanto! Quella cifra mostruosa rappresenta il controvalore in circolazione di bond governativi con tassi di interessi sotto zero. 


COMMENTI
08/06/2016 - A questo punto conviene investire in materassi! (Silvano Rucci)

A furia di mettere i soldi nei materassi, dopo la prossima recessione i materassi aumenterebbero tanto da superare quello dei soldi che contengono!