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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Ecco i colossi che controllano l'informazione in Usa e Ue

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All'inizio dell'anno, la società californiana aveva annunciato la valutazione dell'opzione di cessione di attività non strategiche, come quelle sopracitate, che potrebbero fruttare oltre un miliardo di dollari. Il mese scorso il Wall Street Journal aveva reso noto che Verizon e gli altri candidati avrebbero impegnato circa 2-3 miliardi di dollari nel secondo turno, un range inferiore rispetto al prezzo che Yahoo pensava di strappare in aprile, quando le fonti avevano parlato di una forbice compresa tra 4 e 8 miliardi di dollari. Dopo la presentazione degli asset in vendita da parte dell'amministratore delegato Marissa Mayer presso la sede di Sunnyvale pare che alcuni players avessero perso l'entusiasmo iniziale. Infatti, alcuni tra gli intervenuti hanno riferito che dalla presentazione è emersa la reale entità del declino del business della pubblicità online di Yahoo, la cui capitalizzazione di mercato di 35 miliardi di dollari è peraltro costituita per lo più dalle quote in Alibaba e Yahoo Japan. 

Verizon, che lo scorso anno ha assorbito Aol per 4,4 miliardi di dollari, appare la società con le idee più chiare per dare una vera svolta a Yahoo. Il gigante delle telecomunicazioni potrebbe combinare le proprietà web di Sunnyvale, che attraggono complessivamente più di un miliardo di utenti al mese, con il proprio business in crescita degli annunci online, motivo per il quale si trova nella condizione di offrire più di altri. 

E in Europa? È di martedì la notizia che i francesi di Vivendi lavorano al lancio di un «Netflix pan-europeo che copra la Francia e la Germania, ma anche l'Italia e la Spagna grazie all'accordo con Mediaset». Il lancio, rivela Le Figaro, non dovrebbe partire dalla Francia, ma dalla Germania, per sfuggire alle strette regole di Parigi sull'eccezione culturale, ovvero sullo spazio da riservare a prodotti nazionali. La nuova piattaforma, spiega il quotidiano francese, dovrebbe riunirne tre già esistenti: la tedesca Watchever, acquisita da Vivendi negli anni scorsi, la francese CanalPlay e l'italiana Infinity, per un totale complessivo di oltre 1 milione e 400 abbonati. Il lancio è previsto per il quarto trimestre 2016 e punta a una rapida espansione sfruttando i prodotti dei cataloghi di Vivendi e Mediaset già esistenti. In seguito, le due aziende sarebbero pronte ad alimentarla con la produzione di una decina di serie originali all'anno, per tre o quattro anni, che potranno essere ammortizzate grazie all'ampia base di abbonati. 

Soggetti sempre più grandi e onnivori che concentrano contenuti e servizi, qui come negli Usa. Siamo sicuri che la libertà passi da un televisore che grazie al satellite ci regala 900 canali diversi ma gestiti tutti da 6-7 gruppi a livello mondiale? È questo il pluralismo? Sembrano questioni ideologiche, ma non lo sono, perché il modo con cui la gente si informa ci dice molto del livello di preparazione che i cittadini hanno per rapportarsi con la realtà che li circonda. Non stupisca quindi che la bufala della ripresa economica Usa sia durata per quasi 4 anni, propagandata com'era con il megafono di 6 corporations che da sole rappresentano il 99% dell'offerta. Ricordatevi che sono i media che veicolano il consenso, non la politica. E non si tratta della fedeltà parossistica di Emilio Fede e del Tg4 che fu nei confronti del Cavaliere, qui parliamo di aziende in grado di comprarsi interi Stati. Oltre che il consenso e il controllo. Il tutto, senza che noi ce ne accorgiamo, intenti come siamo a postare selfie su Facebook o Instagram. 

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