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Economia e Finanza

FINANZA/ Un francese a UniCredit, sì "americano" alla bad bank italiana: scacchi e poker nel dopo Brexit

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Da ieri sera è chiaro che di ciò che è scritto su quelle carte Bruxelles non si assumerà mai responsabilità piena e l'Italia dovrà fare uso accorto in un clima di "silenzio assenso" che sarà spesso rotto da sussurri e grida critici. Né è detto che la flessibilità duri davvero fino a fine 2016. Nei fatti è probabile duri fino a quando i cieli europei saranno coperti di grigio-Brexit:: fino a quando, cioè, un nuovo premier britannico attiverà i negoziati di una prevedibile "gestione politico-diplomatica di Brexit".

Renzi, Padoan, Visco e le banche italiane possono certamente contare su tre-quattro mesi: anzitutto per smaltire fino a 150 miliardi di Npl (cifra ufficiosa ma credibile). Come? Con nuovi veicoli stile Atlante, ma finanziati in modo più massiccio da Tesoro e Cassa depositi e prestiti rispetto ad "Atlante 1". Che poi lo Stato possa anche ottenere qualche ulteriore concessione ad hoc (il rinvio della vendita delle quattro banche risolte oppure un intervento singolo nel capitale di Mps, già partecipato dal Tesoro) dipenderà dagli eventi, oltreché dalla capacità negoziale del governo.

Anche se nessuno lo vorrà mai confermare, Mustier nuovo Ceo di UniCredit - dopo una sorta di appello personale dello stesso Renzi a "far presto" - è stata una prima mossa su questa scacchiera: l'alternativa -in Piazza Gae Aulenti - avrebbe potuto essere un banchiere italiano gradito ai tedeschi (UniCredit è una banca italo-tedesca). Invece l'ha spuntata un francese certamente non sgradito alla Bce e ai grandi investitori anglosassoni.

Nel dopo Brexit l'eurozona vive ormai così, ora per ora. Arrivederci all'autunno: quando è in programma il referendum istituzionale italiano. La posta finale della scommessa di Renzi. Che non vuol certo fare la fine di Cameron.

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