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TELECOM ITALIA/ Le mosse di Bolloré tra Orange e Mediaset

Pubblicazione:domenica 10 luglio 2016

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E qui casca l’asino, direbbe Totò. Perché quest’auspicato riallineamento verso l’alto dei prezzi, che faceva sperare a tutti di guadagnare di più non ci sarà. Telecom rimarrà con i suoi debiti; Vodafone, la più ricca, non riuscirà ad arricchirsi di più; e la società unica Wind-H3G, passata dopo la fusione sotto la gestione dei russi, per guadagnare di più della magra sommatoria dei guadagni dei due gruppi pre-fusione, non potrà che tagliare i costi: operazione difficile senza tagliare i posti di lavoro. Prospettiva non facile e non bella in un Paese dove non è l’occupazione ciò che abbonda…

Non resta che un’altra prospettiva, allora, per dribblare l’occhiuto presidio sui prezzi che la Commissione europea pratica a causa dell’orientamento socialista della commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager: fare fusioni transnazionali. Per ottenere le necessarie sinergie agendo su mercati nazionali diversi. Ed è da questa ovvia conseguenza che nascono gli scenari del futuro a medio termine delle telecomunicazioni non solo italiane, come quello raccontato dal settimanale francese La Lettre de L’Expansion.

Di che si tratta? Secondo il giornale, nelle ultime settimane il presidente di Vivendi Vincent Bollorè - azionista di controllo di Telecom Italia - e Stephane Richard, l’amministratore delegato di Orange (l’ex France Telecom, che ha cambiato il nome dopo lo scandalo dei 30 suicidi del 2012, per il quale sta per aprirsi un mega-processo per mobbing ai danni dell’ex capo-azienda) si sono incontrati. Oggetto degli incontri, uno scambio azionario che porterebbe Vivendi a ottenere il 4% di Orange in cambio del 10% di Telecom Italia. Bollorè conserverebbe il 15% di Telecom, mettendo in sinergia i due dei principali operatori ex monopolisti del continente.

Ma Bollorè potrebbe avere una valida alternativa a questo scenario se maturasse un altro disegno, ampiamente studiato e da anni dal medesimo Bollorè e da uno stuolo di consulenti e banchieri d’affari: la fusione tra Telecom Italia e Mediaset. Che le sinergie tra reti di telecomunicazioni e fabbriche di contenuti abbiano davvero senso economico, lo dicono con convinzione soltanto i consulenti strategici (ahia) e non ancora i fatti: la stessa Vivendi ha verificato direttamente che non sempre o non ancora funzionano. Per capirsi: Netflix non ha alcun bisogno di possedere una rete telefonica per essere gettonatissima dai clienti, che ne cercano i contenuti su qualunque rete. Però avere quaranta milioni di clienti collegati al filo telefonico e potersi rivolgere a tutti loro offrendogli pacchetti integrati di abbonamenti telefonici in banda ultralarga e, al loro interno, un bel bouquet di film, fiction e quant’altro possa offrire la “library” di Vivendi non è una brutta prospettiva…

Resta da capire se Mediaset sia in vendita oppure no. Chi ha ascoltato e osservato Pier Silvio Berlusconi presentare i nuovi palinsesti per la prossima stagione, con tante produzioni nuove e nuovi investimenti in contenuti propri, non ci crede per niente. Il primogenito del Cavaliere fa quel lavoro con la passione dell’imprenditore e non con la noia del figlio di papà. Il problema si porrà però, magari tra cent’anni, quando l’ex presidente del Consiglio passerà a miglior vita e dovrà dividere il suo immenso patrimonio tra i cinque figli nati dai suoi due matrimoni… Si vedrà.



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