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SPILLO/ Se l'emergenza Mps è salvare i bond subordinati di Davide Serra

Braccio di ferro Italia-Ue sugli obbligazionisti subordinati del Mps: ancora con l'ombra della speculazioni di Davide Serra, il finanziere amico del premier Renzi. NICOLA  BERTI

Davide Serra (La Presse) Davide Serra (La Presse)

Nella soluzione finale del caso Montepaschi, c'è un rebus. anzi un "nodo", avvertiva ieri in prima pagina Il Sole 24 Ore: quello delle obbligazioni subordinate. Il controvalore nominale dei bond ibridi, a metà fra l'azione e l'obbligazione ordinaria è di circa 5 miliardi: sul mercato - soprattutto nelle ultime settimane - si possono tuttavia scambiare solo a un prezzo basso (in media a 65 rispetto a 100 di nominale). Il loro rendimento resta alto (a due cifre percentuali) ma questo conferma l'estrema rischiosità dei titoli.

All'interno di questo rischio - in Europa dal 2014, operativamente dal 2016 - c'è quello che questi titoli finiscano azzerati in caso di "bail-in" di una banca. Ed è questo il "nodo Mps": se per rimetterlo in sicurezza ripianando perdite occorresse - come sembra - qualche aiuto pubblico (ad esempio una ricapitalizzazione) prima dovrebbero essere penalizzati gli azionisti poi gli obbligazionisti subordinati, infine se necessario gli stessi depositanti, oltre la soglia dei 100mila euro. Su questi ultimi il premier Matteo Renzi ha messo tutt'e due le mani sul fuoco: se d'altronde non l'avesse fatto - o se la sua parola non valesse per intero - il collasso del sistema bancario nazionale sarebbe certo.

All'estremo opposto, gli azionisti del Monte hanno già perso tutto o quasi: il titolo venerdì quotava 27centesimi. Nel mezzo, i portatori di 5 miliardi nominali di obbligazioni subordinate: il 40% emesse con un prestito decennale nel 2008, all'indomani dell'acquisizione di Antonveneta (che giusto ieri Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera ha ricordato come "sciagurata"). Molti di questi bond sono stati collocati - allora - agli sportelli Mps: appositamente in tagli minimi (mille euro) con rendimenti che allora superavano il 7 per cento. Oggi quel rendimento (agganciato all'euribor) è crollato sui mercati "a tassi zero" e sul valore nominale, decurtato dal rischio, incombe la "soluzione finale".

E' per questo che il governo italiano sta premendo sull'Europa perché una delle deroghe al bail-in riguardi appunto i bond subordinati. Sullo sfondo viene agitato il fantasma del povero pensionato suicida di Civitavecchia, che aveva investito la sua liquidazione in bond subordinati di Banca Etruria. Dopo lo scrollone Brexit - aggiungeva ieri il Sole 24 Ore - i mercati sono scossi: gli investitori istituzionali prenderebbero malissimo un default di "bond italiani", di bond bancari ridotti a carta straccia "perché il governo italiano non ha fatto nulla".

Può darsi. Però non sarebbe male verificare chi sono oggi i reali possessori dei bond subordinati Mps. Ad esempio: il 20 gennaio scorso durante una delle molte giornate nere di Mps in Borsa, un investitore professionale della City di Londra - Davide Serra di Algebris - dichiarò a mercati aperti. "Mps è solida, investo su subordinati e debito senior". Che Serra sia amico-consigliere-finanziatore del premier Matteo Renzi può essere secondario: quel che è certo è che non potrà mai reclamare di essere un piccolo risparmiatore poco informato o addirittura raggirato e quindi meritevole di deroghe Ue o di rimborsi a piè di bilancio dello Stato italiano o equivalente.