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Economia e Finanza

FINANZA E BREXIT/ Così l'Ue si "inchina" a Soros

Dopo l'esito del referendum sulla Brexit, dice GIOVANNI PASSALI, la reazione dei vertici dell'Ue lascia intendere che l'Unione non sia altro che una trappola per i popoli

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Il popolo ha scelto, la Gran Bretagna uscirà dall'Unione europea, la strada è segnata. Ma cosa succederà nel concreto? Proprio un bel niente. E sapete perché, cari lettori? Perché per uscire da qualcosa che limita e vincola, occorre prima essere limitati e vincolati. Ma vediamo un attimo la situazione della Gran Bretagna: non ha l'euro e ha sempre conservato la propria moneta, la sterlina, e la relativa autonomia della propria banca centrale, tramite la quale ha potuto generare quantità abnormi di liquidità (non le modeste quantità generate in passato dalla Bce) per sostenere le proprie banche e la propria finanza. Ha operato quindi con larghissima autonomia e continuerà a farlo.

E riguardo in vincoli dell'Unione europea? Quali vincoli, bisognerebbe chiedersi. L'Ue applica le proprie regole (e le relative multe) a chi vuole lei, trattando soggetti diversi come figli e figliastri, a seconda dei casi. L'esempio più clamoroso è quello precedente allo scoppio della crisi, quando Francia e Germania superarono i parametri imposti (il deficit non superiore al 3% del Pil), ma non furono sanzionate. E pure recentemente ha mostrato una completa incapacità di gestire in modo unitario i nuovi problemi, nel caso dell'ondata di immigrazione. Ogni Paese si è trovato a gestire l'emergenza con mezzi e scelte propri. L'Europa ha latitato e quando ha preso le sue decisioni, queste si sono rilevate insufficienti a gestire la situazione ormai cambiata.

Inoltre gran parte del Pil inglese è dovuto al mercato finanziario, alla Borsa di Londra, la più grossa la mondo fino a qualche anno fa, quando una serie di acquisizioni della Borsa di New York ha portato quella Borsa a contendere a Londra il primato mondiale. Ma le acquisizioni e le fusioni sono in corso d’opera e dopo la fusione con la Borsa di Milano (che sarebbe più corretto chiamare acquisizione) è in corso la mega fusione con la Borsa Francoforte.

Inoltre la Borsa di Londra si sta aprendo completamente al mercato asiatico e sta per diventare il maggiore centro di scambio mondiale dello youan, la moneta cinese. Per questo la Borsa di Londra è entrata fulmineamente tra i paesi fondatori della AIIB, la banca di investimenti asiatici che si candida, con l’appoggio di Russia, Cina e India (e la presenza di tutti i paesi asiatici ed europei) a divenire un sostituto della Banca Mondiale in Asia. Questo ovviamente è in contrasto con la politica del dollaro americano, che tenta di rimanere la valuta di riferimento mondiale. Ora la sterlina sta abbandonando l’alleato storico, il dollaro e sta per salire sul treno dello sviluppo e delle economie emergenti e delle popolazioni in crescita, quelle asiatiche. E lo fa mantenendo un piede in Europa tramite la Borsa di Milano e probabilmente la Borsa di Francoforte, ma senza avere la palla al piede dei vincoli europei.

Quindi per la Gran Bretagna non cambierà nulla. Ma allora cosa cambierà in sostanza? Cambierà per noi. Bisogna leggere tra le righe delle dichiarazioni che ci sono state. E cosa ci sia in ballo lo si capisce innanzitutto dalla reazione rabbiosa e scomposta di Juncker, il quale ha quasi ordinato, con arroganza, "ora sbrigatevi a uscire, sbrigatevi ad aprire la procedura", calpestando così quello che dice l'articolo 50 della Costituzione europea, che limita i tempi dell'uscita fino a due anni. Ma dovranno essere due anni di trattative, mentre Juncker ha già comandato ai propri funzionari di interrompere qualsiasi contatto con i rispettivi funzionari inglesi, proprio per non avere quelle trattative indicate dallo stesso articolo 50.