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SPY FINANZA/ Usa, il "disastro" targato Obama

Pubblicazione:martedì 12 luglio 2016

Barack Obama (LaPresse) Barack Obama (LaPresse)

Più serio, invece, è ciò che ha detto alla Cnn, Michael Smerconish, parlando appunto della rabbia degli elettori e del tenore della campagna elettorale: «Gli elettori sono forse matti come cavalli? Gli elettori, molti di loro repubblicani, hanno un peso eccessivo in politica. La rabbia che minaccia Washington e che è basata su questioni di parte sta andando in metastasi. Ora è giunto il momento di riprendere il controllo del dibattito politico. Ricordate, quando Howard Beale chiese agli americani di gridare all'esterno che erano matti come cavalli, molti lo seguirono. Ora è giunto il tempo per il resto di noi di chiudere le finestre a quegli urli». Insomma, uno dei principali commentatori della Cnn chiede al popolo americano di "chiudere le finestre", ovvero di non ascoltare, di ignorare la sempre montante rabbia. 

Entrambe le tesi, quella di Kluger e quella di Smerconish, ci mostrano cosa stia realmente accadendo in America: per la prima volta in molti anni, l'establishment - politico, mediatico, delle lobbies - è davvero spaventato. Quanto avviene non è moda o travaso emozionale, è rabbia per troppe cose che non vanno. Una in testa: i cittadini americani non riconoscono più l'America. Sempre meno libertà individuale e sempre più potere federale e governativo. Morte della classe media e gap sempre più ampio tra Wall Street e Main Street. Le proteste di queste ore sono solo un sintomo di una malattia più grande e grave, a cui non si è capaci di dare risposte. Perché questo comporterebbe dover fare i conti con il fatto che due mandati del primo presidente nero degli Usa hanno trasformato gli stessi in un Paese mai così diviso e con i neri mai così arrabbiati e delusi. E dove andrebbe a finire la retorica obamiama sparsa a piene mani in tutto il globo? Che fine farebbe lo Yes, we can? Cosa suggerisce di fatto Smerconish? Tacitare il dissenso in nome di un supposto buon senso? Non vi ricorda qualcosa? 

A me sì. Ricorda l'editoriale pubblicato il 28 giugno scorso su Foreign Policy, autorevole rivista di relazioni internazionali statunitense, da James Traub e dedicato all'esito del referendum sul Brexit, il cui titolo diceva già tutto: It's time for the elites to rise up against the ignorant masses. In parole povere, una delle riviste liberal più influenti, chiede alle elites politiche del mondo di cominciare a ribellarsi alle masse ignoranti, esattamente come Smerconish chiede di "chiudere le finestre". È un mondo pericoloso quello che prefigurano, ma è un mondo che ha semi già germogliati, basti ricordare la polemica anti-anziani seguita proprio al voto sul Brexit: i vecchi hanno rubato il futuro ai giovani era la tesi sposata da molti illuminati commentatori, alcuni dei quali prefiguravano quasi una sorta di limitazione del suffragio universale, non per censo ma per educazione ed età. Il lato deteriore del cosmopolitismo della cosiddetta "generazione" Erasmus comincia ad andare in cortocircuito con la realtà e sarà il bastione di Orione delle elites che fanno riferimento ai Traub e agli Smercornish: dove sono infatti i giovani in questa America in rivolta? 


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