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CAOS BANCHE/ Ora l'Italia fa paura all'Ue

Pubblicazione:giovedì 14 luglio 2016

Wolfgang Schauble e Jeroen Dijsselbloem (LaPresse) Wolfgang Schauble e Jeroen Dijsselbloem (LaPresse)

Sì, è necessaria una qualche forma di condivisione del rischio. Se infatti dovesse verificarsi nuovamente quanto è già avvenuto con le obbligazioni subordinate, il rischio diventerebbe reale. In sintesi lo Stato deve intervenire, e può farlo in modo diretto o indiretto. Proprio perché le banche sono un soggetto di sistema, quando si creano problemi perché la vigilanza non è stata attenta è giocoforza che lo Stato intervenga per salvaguardare le banche stesse, i risparmiatori e la capacità del credito.

 

Ci dobbiamo aspettare che l’intervento arrivi prima o dopo gli stress test?

Prima di procedere bisognerà attendere l’esito degli stress test, che non è ancora stato reso noto. È probabile che dagli stress test emerga che alcune banche italiane hanno fortemente bisogno di un indirizzo pubblico.

 

Quali conseguenze avranno gli stress test?

Nelle segrete stanze di Francoforte incomincia già a circolare un’idea di come possano andare a finire gli stress test. Non mi meraviglierebbe che la disponibilità di Bruxelles verso l’Italia sia già un anticipo di un esito non molto favorevole per alcune banche del nostro Paese. Il problema è che alcune mele marce rischiano di guastare tutte le altre, e questo per una carenza di management che in passato non ha brillato. Ciò che occorre sono interventi molto mirati, perché ci sono banche i cui requisiti patrimoniali vanno rafforzati e altre i cui requisiti vanno allentati.

 

(Pietro Vernizzi)



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