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Economia e Finanza

CAOS BANCHE/ Ora l'Italia fa paura all'Ue

Per LUIGI CAMPIGLIO, siamo in una situazione molto difficile che è l’anticamera di una crisi di sistema. La maggiore disponibilità Ue nasce dal fatto che ci si è resi conto di questi rischi

Wolfgang Schauble e Jeroen Dijsselbloem (LaPresse)Wolfgang Schauble e Jeroen Dijsselbloem (LaPresse)

«Per le banche italiane si è creata una situazione molto difficile che è l’anticamera di una crisi di sistema europea. La maggiore disponibilità di Bruxelles nei confronti delle richieste del nostro Paese nasce dal fatto che ci si è resi conto di questi rischi». A spiegarlo è Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Nel corso dell’Ecofin le istituzioni europee hanno concesso delle aperture alle richieste del nostro Paese. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha sottolineato: “Ho piena fiducia nel governo italiano, sta lavorando duro con la Commissione, troverà una soluzione che rispetti le regole, credo sia possibile molto prima del referendum di ottobre”.

Professore, quale misura risolverebbe il problema banche alla radice?

In tempi eccezionali, il modo più diretto sarebbe che il governo italiano intervenisse temporaneamente a sostegno delle banche. Dopo la Brexit, i fondi speculativi hanno creato un grande squilibrio di mercato perché le azioni delle banche sono solo vendute e non comperate. Da questo punto di vista la situazione è molto seria,e  alla luce di tutto ciò non credo che possa servire un’azione di moral suasion sui mercati come in passato è avvenuto da parte del governatore della Bce, Mario Draghi.

Perché ritiene necessario un intervento del governo?

Un intervento pubblico è inevitabile per un motivo fondamentale: lo stock del debito italiano è molto elevato, al punto da risultare dello stesso ordine di grandezza della Germania e della Francia. Gli istituti di credito cercano capitali privati, ma questi ultimi non hanno intenzione di andare a rischiare i propri soldi nella situazione attuale. Si è quindi creata una situazione molto difficile che è l’anticamera di una crisi di sistema europeo. Se ne sono resi conto, e quindi c’è una disponibilità maggiore a venire incontro alle richieste italiane.

Quale strumento sarebbe il più efficace?

Il tema della stabilità oggi deve dominare con forza le considerazioni europee, e le modalità con cui ciò può avvenire sono davvero molteplici. La situazione limite è che lo Stato intervenga direttamente, sia pure in modo temporaneo. Se questa operazione fosse fatta bene sarebbe la cosa migliore. Non verrà fatto, e quindi probabilmente si ricorrerà a un braccio operativo come Fondo Atlante.

Con quali compiti?

Il principale sarà quello di fare pulizia soprattutto a livello di management. La direzione di alcune delle banche più discusse, oltre ad averle portate al fallimento, ha continuato a percepire lauti stipendi per un crac di cui pagano le conseguenze i risparmiatori. Occorre quindi cambiare totalmente quei management e quei consigli di amministrazione che hanno gestito in modo irresponsabile le banche.

I rischi vanno condivisi?