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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "polizza vita" della Bce sull'Italia

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Gli altri settori bancari a maggior rischio di contagio sono quello spagnolo (44,6 miliardi), quello statunitense (42,3 miliardi), quello britannico (29,77 miliardi) e quello giapponese (27,6 miliardi). Insomma, un tonfo del nostro sistema bancario e la conseguente attivazione del doom loop sul debito sovrano, l'Europa non se lo può proprio permettere e non per solidarietà ma per interesse. Se infatti le nostre banche cominciano a cadere come mosche sotto il peso di sofferenze e sotto-capitalizzazione, gli investitori cominceranno a vendere o andare short in massa sul nostro debito sovrano, mandando il doom loop in modalità estrema e rischiando di innescare perdite a bilancio sanguinose per le banche di mezza Europa: la traballante Deutsche Bank in testa. Capito perché la Merkel sembra diventata una nonna affettuosa e comprensiva? 

Con il suo operato, di fatto, Draghi ha sì cancellato ogni concetto di price discovery e fair value dal mercato obbligazionario, ma ha anche creato un circolo vizioso tale da tramutarsi in un'assicurazione sulla vita per il nostro Paese: gli altri possono fare la voce grossa quanto voglia, ma essendosi fatti ingolosire dal nostro debito in ossequio al whatever it takes, ora sono legati a doppio filo al nostro destino. Per l'ex membro del board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, «l'intero mercato bancario è sotto pressione. Noi abbiamo adottato regole sul denaro pubblico, ma queste regole devono essere settate su un mercato che oggi vive una potenziale crisi e che quindi può necessitare alcune sospensioni delle stesse». Della serie, al diavolo il bail-in, bentornati salvataggi pubblici. E Lorenzo Bini-Smaghi sa quello che dice, essendo presidente di Société Générale, una delle più grandi banche francesi. Nonché, una delle più esposte verso il nostro debito sovrano. Et voilà. 

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