BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CORRIERE DELLA SERA/ Le sfide pronte per Cairo dopo la sconfitta di Mediobanca

Lapresse Lapresse

Nessuno è perfetto. Ma sicuramente Andrea Bonomi avrà oggi imparato la lezione: l’anacronismo dei pezzi di ancien-regime che Mediobanca pretende di incarnare trova ogni giorno nuove falle, nuove defaillance. Le aziende in cui quella vecchia banchetta - lasciata irrimediabilmente orfana dal suo mitico fondatore Enrico Cuccia nel 2000 - aveva ancora partecipazioni strategiche otto anni fa hanno fatto tutte una fine brutta o, nella migliore delle ipotesi, una fine buona perché esterna al perimetro del salotto, come Telecom, regalata al vero padrone francese di Mediobanca, Vincent Bollorè. Le altre: Italmobiliare, ha ceduto la sua perla (Italcementi) ai tedeschi; Fonsai è stata affondata dalla gestione pilotata da Mediobanca, quella dei Ligresti, e salvata con una manovra ai confini della realtà grazie all’astuto ed efficace intervento di Unipol che ha saputo giustamente usare Mediobanca come un tassì; e la Pirelli è stata pilotata da Tronchetti, e solo da lui, in mani salde capaci di garantirle un futuro globale, ma se avesse aspettato Mediobanca non avrebbe ottenuto mai nulla di significativo; e infine la Rcs, appunto.

Come dire che il fiasco in questo scontro finanziario Mediobanca non può che aggiungerlo a un palmares negativo - chicca tra le chicche, aver aperto bottega a Londra con lungimirante precognizione del Brexit! - che avrebbe condannato a rottamazione certa qualunque altro gruppo dirigente, ma non in Italia...

E ora? Ora, come ha elegantemente chiosato Bonomi, nel suo messaggio di “sconfitto” dettato a risultati noti, “è tempo di pensare al bene dell’azienda che sono certo, con il supporto di tutti i suoi azionisti, saprà raggiungere buoni risultati. Infine, come imprenditore e investitore istituzionale che crede nell’Italia e qui ha sempre investito, voglio confermare che Investindustrial continuerà a mettere risorse al servizio dello sviluppo del Paese e delle sue aziende”. E qui c’è da credergli: perché Bonomi ci sa fare e da domani, certamente, emancipato dalla “scimmia sulla spalla” che forse aveva ed era una certa soggezione psicologica verso il vecchio salotto buono, riconcentrerà sul suo business le capacità di scelta e ideazione strategica che già in tanti altri casi ha saputo dimostrare.

© Riproduzione Riservata.