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CORRIERE DELLA SERA/ Le sfide pronte per Cairo dopo la sconfitta di Mediobanca

Urbano Cairo è riuscito a vincere la battaglia sul Corriere della Sera contro Andrea Bonomi e la galassia di Mediobanca e dei salotti buoni. Il commento di SERGIO LUCIANO

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Banca Intesa San Paolo batte Mediobanca 48,8% contro 37,7%. Sono le percentuali di adesione alle offerte d’acquisto della Rcs presentate dai due pretendenti rivali, Urbano Cairo da una parte, appoggiato da Banca Intesa, vincitore; e Andrea Bonomi, dall’altra, appoggiato da Mediobanca, con il seguito più automatico che convinto di Diego Della Valle, UnipolSai e del gruppo Pirelli.

Si dirà: che odioso errore da cronisti finanziari deficienti quello di ridurre un confronto sul futuro di una grande azienda culturale a una singolar tenzone tra due banche! Errore, al contrario, pensare che questa interpretazione sia riduttiva: anche lo scontro tra le due banche che hanno appoggiato, rispettivamente, Urbano Cairo e la cordata Bonomi nella gara all’acquisizione del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera è stato uno scontro di natura culturale. Tra due modi di vedere il potere finanziario. Quello di Mediobanca, salottiero post-litteram; e quello di Intesa, non certo immune da pecche (anche la bancone di Bazoli è stata socio dormiente di Rcs quando gestioni dissennate ne dilapidavano il patrimonio), ma capace, se non altro, di capire il vento nuovo e cambiare strada in tempo, puntando su personaggi estranei al salottino...

Dunque vincono Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa, ma anche il suo alter-ego per i grandi business aziendali Gaetano Miccichè. E vince soprattutto Urbano Cairo. Dei perdenti si parli alla fine, intanto si accendano i riflettori sul nuovo condottiero. Difficile trovare nel suo condursi dei difetti. È stato abile e furbo. Avrebbe pagato assai meno al mercato - tutto è Cairo fuorché un benefattore del mercato borsistico! - se non fosse stato costretto a cospicui rilanci del manifestarsi della cordata Bonomi. Ora avrà di che riempire fino all’orlo la sua giornata da “workaholic” inguaribile: dalla mattina alla notte sul pezzo, decidendo personalmente anche la grafica della carta da lettere (difficile essere manager, per chi lavora con lui), entrando in ogni merito, persino il più infintesimale e vendendo, vendendo, vendendo: vendendo sempre.

Cairo è l’allievo venditore che ha superato il suo maestro Berlusconi, di cui fu assistente e poi capo della pubblicità, lasciandolo poi soltanto perché incompatibile - tanto era bravo - con l’highlander Dell’Utri e poi perché attratto dal richiamo dell’autonomia. Infatti, quando Cairo mollò la Mondadori Pubblicità - dove aveva fatto faville - e si mise in proprio rilevando proprio dalla Rizzoli (per lucida scelta di Claudio Calabi, allora ad) due prodotti - prima Io Donna e poi Sette - che sbancarono sul mercato della pubblicità.

Successivamente - è storia! - Cairo rilevò la Giorgio Mondadori Editore mezza decotta e la rilanciò con grande successo, pur senza particolari voli creativi, e valorizzò alcune vecchie glorie del giornalismo rottamate dai grandi gruppi dimostrando al mercato che, messe nel loro habitat, erano ancora capacissime di realizzare prodotti di cassetta, vere galline dalle uova d’oro. Infine, si dedicò alla raccolta pubblicitaria per La7 di Telecom, lavorando bene per l’emittente quanto anche e soprattutto per sé, fino a offrirsi come compratore dell’emittente e a vincere praticamente senza rivali una gara fatta in casa, riuscendo - e qui sì, che si gridò al miracolo - a risanarla praticamente in un solo esercizio dal precedente “buco” di 100 milioni senza toccare un solo posto di lavoro.

Ma chi è, allora, Cairo: un mago? Macché. È un venditore straordinario e non fa altro che lavorare. E continuerà così. Ora, con in mano un colosso come la Rcs, con dentro Corriere e Gazzetta, vivrà un cambio di scala: ma è pronto ed è maturo abbastanza per farlo al meglio. Cosa dovrà dimostrare ancora, al mercato e al Paese? Non l’indipendenza: quella, rispettando scrupolosamente l’anima editoriale dialettica e quasi antagonista de La7, lasciando spazio libero a Floris, a Santoro, soprattutto a quel vero assillo del premier Matteo Renzi che si chiama Maurizio Crozza, l’ha già dimostrata ampiamente. No: deve dimostrare di avere anche visione, lungimiranza. Deve dimostrare come saprà trattare il digitale, che finora, nel suo business, ha semplicemente ignorato... non c’è un solo sito web che si ricordi, nel perimetro attuale del suo gruppo.