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BANCHE E POLITICA/ La "grana" da 100 miliardi di cui non si parla

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Le banche, nel frattempo, dovranno cercare in altro modo quei cento miliardi, indebitandosi a condizioni diverse o rafforzando il loro capitale. Non sarà facile. Ciò vuol dire che il Tesoro continuerà a essere sollecitato a svolgere un ruolo attivo indirettamente o in modo più diretto. Torniamo così alla casella di partenza: si può trovare una scappatoia per il Montepaschi, tuttavia le banche italiane dovranno aumentare il capitale in modo consistente e per il momento non si trovano in Italia investitori in grado di farlo. Siamo di fronte a uno di quei “fallimenti del mercato”, come li ha chiamati più volte Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, che legittimano un intervento dello Stato.

In attesa di capire se e come può consolidare il capitale delle banche, il governo potrebbe esercitarsi anche in uno schema di applicazione del bail-in che possa salvare il più possibile i piccoli risparmiatori, cioè quelli che hanno tra i 100 e i 200 mila euro. C’è una proposta di Adam Lerrick dell’American Enterprise Institute, rilanciata dal Financial Times. Si tratta di aggregare le obbligazioni per tipologie omogenee (senior garantite, senior non garantite, subordinate). Poi si agisce sulla tipologia di bond da sacrificare (ad esempio, i subordinati) stabilendo la quota parte da salvare, quella che corrisponde all’investimento dei piccoli risparmiatori. La quota non protetta viene convertita in azioni o trasferita alla bad bank. Le perdite eccedenti la franchigia sono imputate pro-rata. In tal modo si realizza una perdita proporzionalmente identica per tutti, sullo stesso strumento finanziario, sopra la quota di “franchigia” intesa come protezione del piccolo risparmiatore.

Calandolo nel caso italiano, Lerrick stima che oltre il 90% degli obbligazionisti retail uscirebbe indenne dal bail-in, usando la soglia dei 200 mila euro. Mario Seminerio, che ha rilanciato questa proposta su Phastidio.net, la trova semplice e realizzabile. Chissà. Ma dimostra in ogni caso che una soluzione si può trovare, se lo si vuole e se il governo (o meglio il Tesoro in questo caso) prende in mano la situazione senza attendere i via libera della Commissione europea, la quale, come appare chiaro, sta giocando a rimpiattino.

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