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FINANZA E POLITICA/ Sapelli: la via di fuga dalla Germania è in Giappone

Pubblicazione:lunedì 18 luglio 2016

Shinzo Abe (Lapresse) Shinzo Abe (Lapresse)

L'Imperatore Akihito ha annunciato, tramite gli Uffici imperiali, che intende dimettersi e lasciare, perché troppo affaticato, l'esercizio del potere. Un vero e proprio scandalo per la tradizione scintoista secondo la quale l'Imperatore è il Dio in terra e dovrebbe solo mostrarsi e mai parlare agli umani. Molte cose sono cambiate dalla fine della Seconda guerra mondiale e la Casa Regnante ha contribuito immensamente a un processo di secolarizzazione che ha di fatto ridotto lo scintoismo a una morale militare, che impedisce ancora di far la pace con i popoli sottomessi brutalmente durante la Seconda guerra mondiale perché, se così si facesse, le anime dei combattenti perderebbero la loro purezza e precipiterebbero in un inferno da cui mai sarebbero liberate. Per questo, salvo un coraggioso premier socialista che durò al governo l'espace d'un matin (tre mesi), tutti gli altri capi di governo, liberali o democratici che fossero e siano, si son sempre rifiutati di porgere le scuse dinanzi ai monumenti funerari dei nemici caduti.

Ma la questione ora coinvolge l'essenza stessa del Giappone, così come si è ricostruito nel secondo dopoguerra. MacArthur voleva spingere l'opera di de-militarizzazione sino all'estremo, processando anche Hirohito, ma fu disarmato da Truman che lo richiamò in patria e affidò la ricostruzione piuttosto che ai militari agli antropologi. Ruth Benedict scrisse quel capolavoro dimenticato, ma indispensabile, per capire il Giappone, che è il saggio "Il Crisantemo e la Spada", dove apriva l'immenso vaso di Pandora di un sistema culturale chiuso e autoriproducentesi.

Un tempo, quando ero borsista della Tokyo Foundation, che mi ospitò per un mese nella Tokyo degli anni Ottanta, Takeo Dato, Rettore dell'Università Sofia, l'università dei padri Gesuiti, il più acuto studioso della cultura giapponese antropologicamente intesa, mi disse, passeggiando e conversando in francese: "Sono il popolo più mostruoso e terribile del mondo, spiritualmente intesi. Per i riti nuziali usano sì i riti cattolici perché li affascina il canto e l'incenso e noi ci prestiamo per poche lire a soddisfare le loro pulsioni (inutile dire che la polemica era nei confronti dei poveri padri salesiani che di queste funzioni matrimoniali avevano fatto un'industria fiorente), quando muoiono hanno paura e allora ricorrono ai riti buddisti sperando che la misericordia li avvolga e li salvi dal dolore del fuoco. Per ultimo rimane lo scintoismo, religione civile, religione di guerrieri sempre pronti a risfoderare le armi e a suicidarsi per aver perso l'onore".

Oggi il Giappone è davanti a delle scelte che sono di nuovo insieme metafisiche e tutte pragmatiche. Il riarmo aggressivo della Cina costituisce per il Primo Ministro Abe, nazionalista e scintoista convinto, una sfida a cui egli vuole rispondere seguendo finalmente l'indicazione che viene dal nuovo disegno imperiale nordamericano, che Obama ha ben reso manifesto nella sua recente intervista a The Atlantic. Questa strategia si fonda sulla necessità di creare delle subpotenze regionali vassallatiche rispetto agli Usa che al posto di questi ultimi affrontino volta a volta gli stati nemici emergenti nella regione. Il Giappone è lo stato vassallatico e la Cina lo stato aggressivamente emergente. 

Per far questo il Giappone deve modificare la sua carta costituzionale che non prevede l'esercizio della guerra, tantomeno di una preventivamente aggressiva. Abe ha recentemente vinto le elezioni anche su questo punto. La difficoltà parlamentare, da un lato, e manifestazioni di massa dall'altro (tanto spontanee quanto incentivate dalla Russia e dalla Cina medesima), rendono problematico il cambiamento istituzionale. Ma ridiventare potenza militare richiede il fuoriuscire dalla stagnazione economica in cui il Giappone è immerso dal 1985, quando gli Usa con gli stessi accordi del Plaza imposero la rivalutazione dello yen e la fine del miracolo giapponese: iniziava la sindrome giapponese, che anticipava la stagnazione secolare mondiale e la distruttrice deflazione europea di marca teutonica. 


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