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Economia e Finanza

J’ACCUSE/ Perché l'Italia consegna le sue spiagge all'Ue?

Matteo Renzi a Bruxelles (LaPresse)Matteo Renzi a Bruxelles (LaPresse)

Il concreto contenuto della normativa in questione è pertanto vincolato da nesso di immediata derivazione, per quanto concerne il nostro Paese, non solo e non tanto dall’art. 42 Cost., che si occupa della proprietà pubblica e privata, bensì anche ed innanzitutto dall’art. 1 Cost., che, peraltro, costituisce e rende esplicita l’acquisita e serbata appropriazione dell’entità territoriale che la stessa norma definisce come Italia, prima ancora di qualificarne la istituzione a Stato in forma repubblicana. Norma davvero cruciale: l’appartenenza della sovranità al popolo significa insediamento originario della collettività sul territorio della Repubblica e la spettanza ad essa, secondo la trama e per i fini (diritti e doveri) iscritti nella Costituzione, del potere di determinarne, come si è detto, i modi e le forme di spettanza e di uso.

Non per caso, infatti, l’art. 345 TFUE - come già l’art. 222 del Trattato di Roma e, parallelamente, l’art. 83 del Trattato CECA - dispone testualmente che "I trattati lasciano del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri.

È così segnato il limite che, in attesa della (ormai remota) unificazione politica, distingue l’ordinamento originario e sovrano dello Stato e quello, derivato e di secondo grado, dell’Unione Europea, con norma ricognitiva della sovranità ritenuta in capo agli Stati nazionali sul regime giuridico della proprietà pubblica e privata (in accezione sia statica sia dinamica, quanto alla sua utilizzazione), con conseguente esclusione della competenza europea in materia.

E proprio da questo punto prospettico si coglie meglio l’impatto della decisione della Corte del Lussemburgo, che si inserisce in una pervicace operazione "repressiva" - ricostruita in sintesi nella sentenza medesima - che le istituzioni europee con singolare e occhiuta attenzione (pare che in Francia le concessioni demaniali per l’ostricultura siano riservare ai cittadini francesi...) conducono da diversi anni nei confronti del nostro Paese: il quale invece di resistervi, ha invece cooperato attivamente - via via abdicando alle suddette sue intangibili prerogativa - permettendo agli organi dell’Unione Europea di espandere ultra vires le proprie competenze, con atti che, per dirla col linguaggio del diritto pubblico, sono viziati da eccesso di potere per sviamento.

Con forzature, salti logico-giuridici e una motivazione perplessa e a tratti puramente assertiva, la Corte di Giustizia (magari facendo leva anche sul diffuso discontento che gli Italiani manifestano nei riguardi della concreta gestione dei rapporti concessori da parte delle Amministrazioni), assimila le concessioni sui beni demaniali ad autorizzazioni per l’esercizio di attività economica, all’evidente fine di attrarre la relativa disciplina statale alla propria giurisdizione, per applicarvi il sindacato di compatibilità con i principi di libertà di stabilimento, di non discriminazione e di tutela della concorrenza e obbligare lo Stato italiano ad applicare la direttiva 2006/123.

Viene così negato ogni rilievo al titolo demaniale, che è invece il presupposto indefettibile per l’insaturazione del rapporto concessorio.

Et pour cause: ove lo si fosse considerato (com’era doveroso), la Corte di Giustizia avrebbe dovuto declinare la propria giurisdizione.


COMMENTI
18/07/2016 - commento (francesco taddei)

l'italia mette le proprie spiagge nelle mani dell'ue e dei proprietari degli stabilimenti amici dei politici con canoni risibili perchè NON SIAMO PIU' un popolo! come può un popolo delegare tutte le norme ad un'entità sovranazionale o consegnarsi totalmente a potentati locali? l'autore è superficiale e banalmente politicante. in questo paese chiunque parli di sovranità viene bollato come antieuropeista.