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J’ACCUSE/ Perché l'Italia consegna le sue spiagge all'Ue?

Pubblicazione:lunedì 18 luglio 2016

Matteo Renzi a Bruxelles (LaPresse) Matteo Renzi a Bruxelles (LaPresse)

D’ora innanzi, insomma, la Repubblica Italiana non potrà più esercitare il proprio sovrano potere di disposizione (normativa e amministrativa) sui beni del demanio marittimo, che peraltro, in considerazione dei caratteri geografici del nostro Paese, assumono rilievo strategico primario anche sotto il profilo della difesa dei confini (o di quel che ne resta).

Il rilascio delle concessioni assume funzione strumentale alla concorrenza all’interno del mercato unico e, pertanto, esse dovranno aggiudicarsi seguendo una procedura di tipo concorsuale aperta agli operatori economici di tutti i gli Stati membri.

Paradossalmente, peraltro, la scure lussemburghese è calata su una disciplina nazionale transitoria che, in vista dell’adeguamento agli imperativi europei, cercava un affannoso punto di equilibrio per la salvaguardia delle moltissime famiglie italiane che (sul proprio territorio, così ricco di coste balneabili) traevano i mezzi della propria sussistenza dalle attività oggetto della concessione e avevano confidato nel c.d. diritto di insistenza per il rinnovo delle concessioni: un istituto previsto dall’art. 37 del codice della navigazione, prima che una procedura di infrazione aperta nel 2009 dalla Commissione europea inducesse lo Stato italiano, con sorprendente ed improvvida celerità, ad abrogarne il disposto.

Il significato e le conseguenze della sentenza in questione sono davvero preoccupanti.

La perdita delle leve di controllo dei beni demaniali (che anni fa Giuseppe Guarino, proponendone la alienazione allo scopo di riportare l’Italia in condizioni economiche di parità concorrenziale con gli altri Stati, definiva come strumenti di difesa della sovranità) segue alla ormai consolidata privazione di quelle relative alla moneta, al bilancio, al tasso di cambio, al tasso di sconto, al sistema del credito ecc.; tutti elementi costitutivi della sovranità, almeno da Loyseau e Bodin in avanti.

Nulla di sostanzialmente equivalente ha ricevuto o riceve il popolo italiano a garanzia della propria autodeterminazione: occorre porsi allora seriamente la questione se tale vicenda non sia un altro tassello di una sorta di "esecuzione forzata" condotta ab extra nei confronti dell’Italia. 



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
18/07/2016 - commento (francesco taddei)

l'italia mette le proprie spiagge nelle mani dell'ue e dei proprietari degli stabilimenti amici dei politici con canoni risibili perchè NON SIAMO PIU' un popolo! come può un popolo delegare tutte le norme ad un'entità sovranazionale o consegnarsi totalmente a potentati locali? l'autore è superficiale e banalmente politicante. in questo paese chiunque parli di sovranità viene bollato come antieuropeista.