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SPILLO/ Investimenti, la "falsa soluzione" ai problemi dell'Italia

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A mio avviso è sul secondo aspetto che poco ci si sofferma e che è al cuore del declino del parco infrastrutturale italiano. Nonché di tragedie come quella ferroviaria della settimana scorsa. I ritardi nel miglioramento delle infrastrutture (anche quando i finanziamenti sono disponibili, come nel caso del tratto ferroviario Andria-Corato) sono in gran misura dovuti a una normativa complessa (difficile comprendere perché per le ferrovie in concessione non siano obbligatori sistemi di controllo tecnologicamente moderni in uso sul resto della rete nazionale), ma soprattutto aggrovigliata, parcellizzata e dove lo Stato non esercita quella funzione di supremazia (nel risolvere dispute locali) che ha sempre avuto sin dai tempi dello Statuto Albertino e che ha mantenuto anche nell'infelice riforma del titolo V della Costituzione effettuata nel 2001.

Viene affermato che la riforma della Costituzione proposta dal Governo Renzi modificando il Titolo V della Costituzione ribadirebbe la supremazia dello Stato. In effetti, il principio di supremazia non è stato affievolito nel riforma del 2001. Semplicemente non è stato applicato principalmente per evitare di mettersi in dibattiti (spesso a carattere locale) che fanno perdere consensi quale che sia la parte per cui ci si schiera.

Ad esempio, pochi hanno notato che una delle determinante (forse la principale) dei ritardi nell'impiego dei finanziamenti europei nelle ferrovie pugliesi sarebbe stato quello che nel sito web di Ferrotramviaria S.p.A viene chiamato "Il Grande Progetto" che , se realizzato, "avrebbe dovuto permettere la prima interconnessione delle reti ferroviarie che inciderebbe in modo strategico sul sistema della mobilità regionale. Oggetto dell'intervento: il raddoppio per 13 km del binario sulla tratta Corato-Barletta; l'interramento della ferrovia nell'abitato di Andria per 2,9 km, di cui una zona di circa 460 metri in galleria, con tre nuove fermate, la realizzazione di parcheggi di scambio intermodali dislocati in prossimità di 11 stazioni/fermate ferroviarie che offriranno circa 2000 posti auto, l'eliminazione di 13 passaggi a livello e l'interconnessione con la Rete ferroviaria italiana nelle stazioni di Bari centrale e Barletta. Sette i comuni interessati direttamente dall'intervento: Barletta, Andria, Corato, Ruvo, Terlizzi, Bitonto e Bari".

Pare fantascienza: si utilizza ancora il telefono come strumento di controllo, ma si discute di un "Grande Progetto" di cui manca un'adeguata analisi dei costi e dei benefici finanziari, economici e sociali e forse anche un capitolato tecnico dettagliato con relativi computi metrici. Il dibattito infuocato a livello locale su tale progetto avrebbe ritardato i minimi ammodernamenti ai controlli. Difficile comprendere perché lo Stato non abbia esercitato il proprio diritto-dovere di "supremazia" per risolvere la disputa e dare la priorità all'ammodernamento dei controlli. Non è un problema di risorse, ma di cultura politica.



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