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TASSE E POLITICA/ Equitalia, Agenzia delle Entrate e il "fumo negli occhi" per gli italiani

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Per snebbiare tutto questo "fumo negli occhi" che aleggia attorno agli annunci fiscali del governo, è utile rileggersi l'opinione dell'unico che ci capisce di fisco, nella compagine dell'esecutivo (è commercialista!), cioè il viceministro all'Economia Enrico Zanetti, segretario contestato di Scelta Civica, che ha appena apportato se stesso e altre tre dei parlamentari del suo gruppo all'Ala di Denis Verdini, divenuta così ancora un po' più rilevante per la tenuta della maggioranza: "Se l'obiettivo è rendere la riscossione dei tributi meno ossessiva nei casi in cui chi non paga è perché non ce la fa, non è quella la strada. Quando Renzi dice 'via Equitalia', ha chiaro che il problema non è cambiare il nome dell'Agenzia o assorbirla, bensì continuare a cambiare le regole d'ingaggio, peraltro già un po' ammorbidite, con cui Equitalia si avvicina ai contribuenti e rendere più flessibili le regole su riscossione, che ogni anno consentono di riaprire anche le rateazioni scadute…". 

Comunque, per Zanetti la soluzione più probabile - che cioè Equitalia finisca assorbita dentro l'Agenzia delle Entrate - "sarebbe già una scelta attuativa e non la migliore. A monte, c'è il problema che la macchina fiscale in Italia è stata per lungo tempo in completa autogestione, era l'Agenzia che diceva al Ministero cosa fare, scrivendo regolamenti che a volte smentivano le leggi". Secondo una proposta di legge del presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, dovrebbe appunto essere l'Agenzia, che la controlla al 51% (l'altro 49% è dell'Inps) ad accollarsi i dipendenti dell'ente, che passerebbero dal settore privato a quello pubblico. Si vedrà.

Tornando sulla terra, e per concludere, giova annotare che in base all'attuale quadro normativo gli strumenti più odiati - e in alcuni casi definibili "vessatori"- resterebbero: ganasce fiscali e prelievi coatti ad esempio. In compenso, nel Pdl Boccia, si ridurrebbe l'aggio a carico del contribuente che paga entro i 120 giorni dalla contestazione (il che è quasi un invito a pagare con 120 giorni di comodo rinvio); peraltro la Legge di stabilità 2016 ha già abbassato al 3% della cartella esattoriale l'onere aggiuntivo su chi paga entro 60 giorni. Altro gesto carino, ma, insomma: ritocchi, rimaneggiamenti, però fatalmente niente di incisivo, né di significativo. E come si potrebbe, con i nostri strutturali problemi di entrate fiscali?

Resta la politica degli annunci, ma quella è una costante, dal governo Cairoli in qua. E pensare che allora non c'era Facebook.



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