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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Il "fascismo" di Renzi contro le popolari

Mentre il sistema bancario italiano non attraversa un momento facile, il Presidente di Assopopolari rilascia dichiarazioni di fuoco contro il Premier. Di SERGIO LUCIANO

Corrado Sforza Fogliani (LaPresse)Corrado Sforza Fogliani (LaPresse)

"C'è nesso pericoloso da notare… nel 1927 il fascismo ha fatto gli stessi provvedimenti che, senza offesa, sono stati fatti l'anno scorso nei confronti delle banche popolari": Corrado Sforza Fogliani parla con un tono pacato, ma lancia un missile contro Matteo Renzi. Gli dà - "senza offesa", ma nemmeno troppo velatamente - del "fascista". Ed elettrizza l'atmosfera un po' sonnolenta del salone di Palazzo Altieri, sede dell'Associazione bancaria italiana, dove il presidente dell'Associazione tra le banche popolari italiane sta parlando di Luigi Albertini, grande direttore del Corriere della Sera, e del suo lavoro per la rivista "Credito e cooperazione", raccontato in un libro del segretario dell'Associazione, Giuseppe De Lucia Lumeno.

Renzismo come fascismo? Renzi fascista? "Il fascismo aveva usato un armamentario di fusioni coatte, fusioni al di sopra di determinate soglie, che è lo schema esatto del 2015", rincara Sforza Fogliani, "perché le banche popolari sono e sono sempre state un elemento di disturbo per i regimi autoritari. Oggi poi a questa funzione politica di indipendenza che le popolari svolgono si aggiunge anche l'imperante bonapartismo economico, il fatto cioè che si voglia dipendere dalla finanza internazionale lasciando perdere o addirittura costringendo in vincoli le banche locali, che sono quelle che salvaguardano da sempre l'indipendenza e fanno crescere l'economia, oggi come anche nell'Ottocento… È un ricordo che ci deve far pensare, ma insieme ci rafferma nel nostro convincimento che le banche popolari abbiano ancora funzione crescente anche nella nostra società".

Viene da sturarsi le orecchie, perché se fosse un grillino a dar del fascista al premier basterebbe un'alzata di spalle, ma fa effetto sentire un'analisi così polemica sulle labbra di un banchiere austero e canuto, di 78 anni, in una sede istituzionale che, piaccia o meno, rappresenta l'establishment, com'è l'Abi (cui, non va dimenticato, l'Associazione delle banche popolari aderisce, pur nella sua autonomia). 

"Le banche popolari", ricostruisce ancora Sforza Fogliani, "hanno sempre rappresentato il liberalismo democratico, non appartenente ad alcuna consorteria, non vi appartenevano nemmeno nel periodo liberale della storia italiana, mentre anche allora quella consorteria favorì come sempre le casse di risparmio sulle popolari, essendo le prime una rappresentanza politica, le seconde appunto popolare. Questa situazione venne sottolineata in modo estremo dal fascismo. Quando, a seguito della crisi di Wall Street, si trovò a dover provvedere al salvataggio delle banche ha sempre salvato le casse lasciando le popolari al loro destino, soprattutto quelle cattoliche". 

Pur senza raccogliere l'affronto del parallelo col Ventennio, il presidente del Consiglio approfitta della conferenza stampa di Bruxelles dell'altro giorno per tornare a battere sul suo tasto: "Abbiamo messo il sistema bancario in sicurezza, abbiamo fatto l'operazione delle banche popolari, che serve per evitare gli scandali che ci sono stati e che spero abbiano dei responsabili: mi auguro che le azioni di responsabilità si facciano e ogni riferimento a quel che è accaduto nel Nordest è puramente voluto".