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SPY FINANZA/ I "sospetti" su Deutsche Bank e le banche italiane

Pubblicazione:sabato 2 luglio 2016

La sede di Deutsche Bank (Lapresse) La sede di Deutsche Bank (Lapresse)

Strada in salita per la discussione tra governo italiano e Commissione Ue riguardo il sostegno al nostro sistema bancario, in particolar modo la gestione e la smobilitazione delle sofferenze. A pesare, come tutti sappiano, è stato l'ennesimo nein tedesco, a seguito del quale si è sviluppato un duro botta e risposta tra Angela Merkel e Matteo Renzi. Il governo, nel frattempo, starebbe affrettando la nascita del Fondo Atlante 2, contemplando nello scenario anche l'intervento di Cassa depositi e prestiti, il soggetto che potrebbe però configurare l'aiuto di Stato che Bruxelles sarebbe costretta a bloccare. C'è poi la questione del bail-in, il metodo di risoluzione delle crisi bancarie che prevede perdite per obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro: Roma vorrebbe una sua sospensione in virtù dell'eccezionalità del momento dovuto al Brexit, Berlino e la Bce dicono di no. 

Ma siamo proprio sicuri di non poter buttare in faccia alla Germania nulla sul tema che ci consenta di forzare la mano? Non serve, l'Ue ci ha garantito garanzie governative per 150 miliardi per tutto il 2016. Aspettate e vedrete perché il rischio esiste ancora. Già in passato vi ho raccontato come Deutsche Bank, la quale non ha passato gli stress test negli Stati Uniti, abbia un'esposizione nozionale lorda ai derivati per qualcosa come 54,7 triliardi di euro e, se trasliamo la cifra in dollari, il totale è superiore di 2 triliardi a quella di JP Morgan. 

Ora, per dovere di chiarezza, rispiegherò brevemente come funziona l'intera faccenda e quale sia l'esposizione reale del gigante tedesco. A differenza del mercato azionario, infatti, il mercato dei derivati è per definizione a somma zero, nel senso che per ciascuna posizione long esiste un posizione short uguale e contraria con il medesimo sottostante e la medesima scadenza. Insomma, Deutsche Bank è market maker su molti mercati dei derivati ed è leader nell'essere primary dealer, ovvero a fornire interconnessione diretta e deposito per svariati broker, quindi raggiunge quella cifra folle, ma questo non ci fornisce la cifra dell'esposizione reale ai 54,7 triliardi di derivati che ha in pancia. E, quindi, non sappiamo quanto in realtà Deutsche sia vulnerabile a violente fluttuazioni di mercato come quelle seguite al Brexit. Ci serve conoscere l'esposizione netta, ovvero tocca azzerare le posizioni uguali e contrarie, per ciascuna classe di derivati, su ciascuna scadenza e fare le somme. 

Deutsche Bank, a conti fatti, è esposta al mercato per 504,6 miliardi di euro in posizioni long e 487 miliardi di euro in posizioni short, quindi per un totale di 991,6 miliardi di euro. Di fatto, 1 triliardo. Una cifra enorme ma potenzialmente gestibile, almeno nella misura in cui si interviene massicciamente per tamponare le falle (Bce in testa). Il problema è altro: cosa succede se fallisce una o più controparti contemporaneamente, insieme con un collasso del mercato? Un crollo a livello globale capace di trasformare Lehman Brothers in una passeggiata nel parco. Il problema è che con quei trades si fanno un sacco di soldi, le banche non possono più rinunciarci e siccome i regolatori permettono loro di operare con margini di garanzia sul nozionale ridicoli (2-5%), si arriva a situazioni come queste. 


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