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(FANTA?)FINANZA/ Mediobanca-Unicredit-Generali, la fusione dopo la sconfitta in Rcs

La sede di Mediobanca (Lapresse) La sede di Mediobanca (Lapresse)

Cosa resta? Restano le Assicurazioni Generali. Con in pancia 450 miliardi di asset gestiti. Un'azienda solida, passata attraverso la breve ma certo proficua gestione di Mario Greco alla guida competente di un francese, guarda caso connazionale di Bollorè e consigliere d'amministrazione della sua Vivendi: Roger Philippe Donnet, mentre in Unicredit, che è la principale banca azionista di Mediobanca e sta navigando per superare una nuova difficoltà patrimoniale, si è instaurata la gestione di un altro francese, Jean-Pierre Mustier, fortemente voluto dal vicepresidente "pesante" di Unicredit Fabrizio Palenzona. I due si conoscono e hanno studiato entrambi, sia pure in anni diversi, all'Ecole Polytechnique.

Le Generali sono scalabili: la prima quota, quella di Mediobanca, pesa ancora il 13% sul capitale (per circa 3 miliardi di valore) e piazzetta Cuccia si sta "sacrificando" molto per tenersela stretta, perché le regole bancarie e assicurative europee impongono di calcolare un forte assorbimento di capitale di vigilanza alle aziende finanziarie che detengano partecipazioni superiori al 10% in altre aziende dello stesso ambito, per cui volendo tenersi quel 13% (anziché ridurlo al 10%), Mediobanca si accontenta di un "Core Tier 1" più basso di quel che potrebbe avere. Ma è un ben debole deterrente, perché Mediobanca, da sola, non potrebbe mai arrotondare tale quota per difendere l'azienda da una scalata ostile.

Gli scenari verosimili sono dunque due: o un take-over sulle Generali, da parte di un colosso internazionale, che non sembra attuale solo per l'instabilità economico-finanziaria che sta attraversando l'Eurozona e sconsiglia chiunque dal fare blitz adesso; o una megafusione Unicredit-Generali-Mediobanca, dossier sul quale si sta concettualmente esercitando più di un advisor. Avere una quota anche piccola dentro una simile aggregazione creditizia e finanziaria potrebbe rappresentare, per l'unico capitalista vero che ha investito soldi (anche) suoi in questa partita -Bollorè - un modo per controllare con poco il ganglio decisivo dell'economia italiana. E industrialmente avrebbe il senso di diluire le zavorre che affossano oggi in tutto il mondo il modello tradizionale del business bancario, cioè innanzitutto la sterminata e semi-inutilizzabile rete fisica degli sportelli, in un sistema più prospettico e leggero come quello delle compagnie di assicurazioni.

Non è un caso se il gruppo Caltagirone sta ritoccando al rialzo la sua quota in Generali. E se negli ultimi quindici giorni il titoli di Trieste è salito in Borsa di un euro e mezzo, recuperando senza apparenti ragioni specifiche un bel pezzo del terreno perduto.

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