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RIPRESA?/ Così la Germania può fare da salvagente per l'Italia

Per FRANCESCO DAVERI, nonostante la revisione al ribasso delle stime dell’Fmi, la Bundesbank ha confermato che in Germania ci sarà una crescita robusta in grado di trainare l’Eurozona

Christine Lagarde (LaPresse) Christine Lagarde (LaPresse)

Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato al ribasso dello 0,1% le stime di crescita per l’Italia nei prossimi due anni. Per l’Fmi il Pil del nostro Paese sarà quindi dello 0,9% nel 2016 e dell’1% nel 2017. Come indicato nel Def, il governo italiano si attende invece un +1,2% nel 2016. Tagliate anche le previsioni sulla crescita globale, che per l’Fmi saranno del +3,1% nel 2016 e del +3,4% nel 2017. Negativo anche l’indice Zew, relativo alla fiducia in Germania, che passa dai +19,2 punti di giugno ai -6,8 di luglio. Ne abbiamo parlato con Francesco Daveri, professore di Scenari economici all’Università Cattolica di Piacenza ed editorialista del Corriere della Sera.

Che cosa sta determinando il forte rallentamento registrato da Zew e Fmi?

L’indice Zew sulla fiducia in Germania non è un indicatore molto preciso di ciò che poi accadrà effettivamente al ciclo economico. Non lo prenderei quindi come un segno del fatto che sta arrivando una nuova recessione a causa della Brexit. Mentre dall'Fmi è arrivata una correzione al ribasso dello 0,1% rispetto alle precedenti stime. Del resto il referendum britannico non ha ancora determinato dei risultati oggettivamente misurabili. Per il 2016 le conseguenze saranno dunque limitate, mentre per il 2017 potrebbero essere più consistenti. La revisione di cui si sta parlando finora è dello 0,5% per il Regno Unito e qualcosa di meno per l’Eurozona nel suo complesso.

Allora come si spiega il pessimismo del Fondo monetario internazionale?

Rispetto alle stime dell’Fmi di aprile c’è stata la Brexit, che ha determinato un peggioramento dell’umore e del clima. Ciò ha portato a una marginale revisione al ribasso delle previsioni sul Pil, anche se la Bundesbank ha confermato che in Germania ci sarà una crescita robusta. L’economia tedesca è in grado di trainare il resto del continente. Io non sono quindi pessimista, né temo che possa ripetersi lo scenario del 2009, quando il Pil mondiale segnò una crescita zero. È possibile un rallentamento della crescita, ma riguarderà più i Paesi emergenti che non quelli avanzati.

Per venire all’Italia, si può dire che ci sia un problema alla radice che frena la nostra economia?

Stando a quanto emerge allo stato attuale, l’economia italiana non riesce a crescere più dell’1%. È improbabile che le riforme attuate fino a questo momento siano in grado di produrre un effetto di accelerazione della crescita. Il Jobs Act, per esempio, funziona se c’è crescita: se le aziende fanno più fatturato, è possibile indurle ad assumere più persone soprattutto a tempo indeterminato. Non si può però affermare che il Jobs Act da solo riesca a fare crescere l’occupazione in modo permanente senza un ritorno a una crescita più consistente di Pil e fatturato.

Quali sono stati gli effetti della riforma del settore bancario?