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SPY FINANZA/ Il "giorno della verità" per la Bce

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Tanto più che, al netto del metadone monetario e dei tassi a zero, la ripresa a livello globale non esiste. Tanto che martedì il Fmi ha incluso l'effetto Brexit nelle sue stime e ha tagliato ulteriormente le previsioni di crescita delle principali economie mondiali. Stando ai dati contenuti in un parziale aggiornamento del World Economic Outlook, la cui stesura originaria era stata diramata in aprile, «nonostante una performance migliore del previsto a inizio anno», la crescita globale per quest'anno e il prossimo è destinata a rallentare sulla scia del referendum in Gran Bretagna che «ha sorpreso i mercati finanziari globali». L'istituto di Washington si aspetta per quest'anno un +3,1% globale, lo 0,1% in meno rispetto ai calcoli di primavera (nel 2015 c'era stato un +3,1% e nel 2014 un +3,4%), mentre nel 2017 è attesa un'espansione del 3,4% e non più del 3,5%. E, come sapete, il Fmi è sempre ottimistico anche quando taglia le stime, quelle percentuali possiamo scordarcele, con l'America pronta a entrare in una nuova recessione e con l'instabilità del voto presidenziale fino a novembre. Per l'eurozona, poi, non scordiamoci eventi di rischio come il voto amministrativo in Germania a settembre e la data clou del 2 ottobre, quando andranno alle urne gli austriaci per il ballotaggio delle presidenziali e gli ungheresi per il referendum sulle quote di migranti e i ricollocamenti. 

Per tutto questo, ritengo che la riunione di oggi del board della Bce sia una delle più importanti di sempre. La reazione dei mercati, infatti, ci dirà molto, moltissimo su quanto ci attende in autunno. 

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