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Economia e Finanza

RCS/ Lo "sgambetto" di Mediobanca (e Della Valle) a Cairo

La partita su Rcs sembrava essersi chiusa. Ma ora Consob e Procura sono chiamate a verificare la regolarità dell'Opas di Urbano Cairo. Il commento di SERGIO LUCIANO

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Altro che pace, in Rcs. La cordata Bonomi, per forte iniziativa di Diego Della Valle e di Mediobanca, non ci sta ed è partita in contropiede. A suon di carte bollate. Esposto in Consob e alla Procura: entrambi per chiedere di indagare sulle procedure seguite da Cairo nella sua Opas e soprattutto sulle transazioni verificatesi sul mercato azionario negli ultimi giorni prima della chiusura delle offerte. E per litigare meglio, la cordata ha cambiato avvocato, ingaggiando lo Studio Gianni Origoni, sostituendo con esso (o almeno affiancando) il precedente advisor legale, Clifford Chanche, un grosso studio americano. Forse meno interventista. Se il copione tipico di queste situazione si ripeterà, la presa di potere di Urbano Cairo sul gruppo subirà se non altro una frenata, forse anche lunga. La Consob per ora ha respinto la richiesta di sospensiva sull'esito dell'Opas di Cairo, ma teoricamente si può sempre invocare un intervento d'urgenza della magistratura ordinaria. Vedremo. 

Ma, visto che quarantotto ore fa chi scrive aveva saputo da fonti molto autorevoli il contrario, che cioè Bonomi & C. non avrebbero tentato contromosse giudiziarie, e l'aveva pubblicato su queste pagine convincendo il direttore della fondatezza dell'indiscrezione... come ha potuto diffondersi una notizia di segno opposto a quella poi dimostratasi vera? Semplice asineria del cronista? Per carità, tutto può essere. Ma anche no.

I dati certi sono due. Che venerdì scorso, quasi sette giorni fa, Andrea Bonomi - appena appresi i risultati delle due offerte concorrenti, e cioè che quella del rivale Cairo aveva prevalso superando il 48% del capitale - aveva tenuto a diramare alle 21:30 una nota a dir poco garbata verso l'editore alessandrino: "Ringrazio gli azionisti che hanno dato fiducia a International Media Holding, società nata con l'obiettivo di dare a Rcs una nuova governance nel segno dell'indipendenza, della stabilità e della solidità. Purtroppo i numeri di oggi dicono che l'offerta concorrente è risultata essere prevalente e a Cairo, faccio i miei migliori auguri. È tempo ora di pensare al bene dell'azienda che sono certo, con il supporto di tutti i suoi azionisti, saprà raggiungere buoni risultati (…)". Meglio di così! Tradotto, significava appunto dare per acquisita la sconfitta e volersi dedicare ad altro, affidando Rcs al vincitore per provvedere al suo bene "con il supporto di tutti i suoi azionisti". Bonomi aveva veramente parlato "da signore".

Ma la verità è che Bonomi era l'unico, nella cordata, a non avere davvero voglia di brigare per una resistenza probabilmente inutile. Ha altro da fare, altrove. Per guadagnare bene, facendo bene il suo mestiere. Anche la Pirelli di Marco Tronchetti Provera (e dei suoi soci di maggioranza cinesi) e l'Unipol venivano descritti come attendisti sulle ipotesi di controffensiva: per coerenza non l'avrebbero osteggiata, ma per prudenza non l'avrebbero caldeggiata.

Il grande perdente era Mediobanca e il suo capo, Alberto Nagel. Perdente nell'immagine e nella credibilità. Un'ennesima sconfitta. Da giustificare agli occhi dei suoi soci. L'altro sconfitto era Diego Della Valle, che su Rcs ha perso circa 180 milioni dei suoi (non è un "impiegato", come ebbe a definire lui stesso i vertici di Mediobanca, ma uno che si è guadagnato in proprio fino all'ultimo centesimo dei suoi tantissimi soldi). Grande estimatore del Cairo imprenditore, aveva criticato però da subito la sua scelta di agire da solo e di non dar tempo alla nuova gestione Cioli in Rcs di dispiegare i suoi effetti. 

Comunque, la sera stessa di venerdì 15 - come ha scritto ilSussidiario - c'era stato un primo giro di consultazioni tra i perdenti sulla possibilità di trovare un bandolo giuridico per impugnare il successo di Cairo, in particolare su due passaggi dello scontro: l'acquisto del 4,2% a 1 euro, fatto da Cairo in Borsa, raccogliendo azioni di soci Rcs desiderosi di realizzare i loro soldi e convintisi a non rischiare di non riuscirci, in caso di sconfitta di Cairo, dopo che l'avvocato dell'editore Sergio Erede aveva detto che l'Opa perdente avrebbe dovuto ritenersi decaduta e non avrebbe avuto l'obbligo di rilevare le azioni consegnatele; e l'acquisto da parte di Cairo di oltre il 3% di Rcs rastrellato da Equita, advisor dell'operazione, negli ultimi tempi sul mercato.