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Economia e Finanza

SPY BANCHE/ Salvare Mps impone di alleggrire subito Atlante delle Popolari del Nordest

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Quindi Atlante dovrà prevedibilmente cambiare schema: rispetto all'ipotesi da manuale di rivendita con profitto, ma anche rispetto all'opzione opposta. Ristrutturare le due banche e rilanciarle gradualmente in attesa di una possibile quotazione in Borsa o di un compratore strategico fra alcuni anni non è compatibile con l'esigenza di liquidare almeno una parte dell'investimento. Fondere le due banche - come caldeggia il governatore leghista del Veneto Luca Zaia - difficilmente porterebbe a un'accelerazione: anzi. L'esigenza di razionalizzare il nuovo polo - da parte di un azionista nuovo e molto ibrido nella fisionomia - rallenterebbe ulteriormente il percorso.

Una way out alternativa - apparentemente non scintillante - appare quella di agganciare una o entrambe le Popolari del Nord-est a uno dei progetti di riassetto in corso nel comparto: ad esempio, quello i cui contorni si stanno delineando presso la Banca Popolare dell'Emilia Romagna, certamente interessata a Veneto Banca, potenzialmente in una combinazione più ampia con il Credito valtellinese. Ma non si può escludere neppure che il piano principale del settore - Banco Popolare-Bpm - quando maturerà (entro ottobre) mostri capacità d'attrazione verso Nordest.

È ovvio che i rischi giudiziari che pendono su entrambe le Popolari controllate da Atlante rendono ulteriormente incerto lo scenario: e - a proposito delle "ipocrisie" citate da Boccia - i comportamenti delle Procure (a Vicenza come ad Arezzo) non hanno certamente contribuito a stabilizzare le diverse crisi. Né ha torto l'esponente della minoranza Pd a criticare Padoan: ma resta il sospetto che lo faccia (ora) prendendo a pretesto il caso Mps per cavalcare le tensioni interne al centrosinistra (Padoan è stato in passato stretto collaboratore di Massimo D'Alema).

Un po' di "ipocrisia" filtra anche nell'improvvisa escalation della vigilanza Bce contro il Monte: un po' (forse) per depistare l'attenzione dei mercati dalla crisi Deutsche Bank, un po' per tenere sotto scacco Draghi, che nel caso Mps ha un suo tallone d'Achille. Ed è ovvio che Draghi sia stato costretto a reagire, lui stesso con un pizzico d'ipocrisia. Perché è chiaro che la stabilità del sistema bancario o la protezione del risparmio non c'entrano nulla. Ma anche negli States sta maturando solo ora il redde rationem di tutte le ipocrisie politico-finanziarie derivate dalla crisi del 2008. La più grossa è stata certamente l'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca. Che forse non avrà Donald Trump come successore, ma questo è un altro discorso: e ci sarà tempo di farlo mentre il governo Renzi si affanna attorno alla crisi bancaria italiana del 2016. 

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