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BANCHE E POLITICA/ La retromarcia del Parlamento sulle popolari

Pubblicazione:domenica 24 luglio 2016

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"Dunque", osserva ancora De Lucia, "da una parte, le Pmi non solo hanno bisogno di credito, ma hanno il coraggio di chiederlo, di mettersi in gioco, di rischiare. Dall'altra, il Parlamento, dal canto suo, sollecita a intervenire perché si faciliti l'accesso al credito e, in particolare, si sostenga il microcredito. Le Banche popolari, anche nelle fasi di particolare avversità di questi anni, hanno saputo essere un elemento fondamentale perché le Pmi potessero continuare a svolgere la propria attività di impresa. L'azione anticiclica e stabilizzatrice esercitata ha permesso di mitigare e attenuare i contraccolpi della crisi che, altrimenti, sarebbero stati ancora più duri e dolorosi. Tutto questo è stato possibile grazie alla natura di Banche popolari che le ha contraddistinte per aver mantenuto l'operatività tradizionale fortemente legata alle comunità, all'economia reale quella, appunto, delle Pmi. La prudente allocazione del credito che ha arginato aumenti della rischiosità, non ha impedito alle Popolari di mettere a frutto le relazioni di lungo periodo e la fiducia nei progetti delle imprese, soprattutto quelle di piccole dimensioni". Così, malgrado la crisi e malgrado le difficoltà dell'integrazione bancaria europea, nella piena consapevolezza che la persona e il suo lavoro rappresentano la più affidabile delle "garanzie", per le Banche popolari è stato naturale continuare a sostenere il patrimonio rappresentato dall'enorme rete di piccole e medie imprese.

"Oggi, da una così importante sede istituzionale, quale è ancora il Parlamento - conclude il segretario dell'Associazione tra le Popolati - indirettamente si riconosce e si dà ragione a chi, in questi anni, ha continuato a scommettere sulle piccole realtà imprenditoriali e che oggi rappresentano una delle poche possibili via d'uscita dalla crisi come d'altronde queste stesse imprese, con la richiesta di maggiori finanziamenti, stanno a dimostrare".



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