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BANCHE E POLITICA/ La retromarcia del Parlamento sulle popolari

Nei giorni scorsi la commissione Finanze della Camera ha approvato una risoluzione che riguarda la finanza etica e il microcredito. Ce ne parla SERGIO LUCIANO

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Quando ha approvato la riforma della banche popolari, il Parlamento italiano ha fatto come Woody Allen, ha avuto un'idea che non condivideva... Nei giorni scorsi la commissione Finanze della Camera, infatti, ha approvato una risoluzione con la quale chiede al Governo di incentivare la finanza etica e il microcredito. Lo rileva, in un suo articolo su "Libertà eguale", il segretario generale dell'Associazione nazionale banche popolari, Giuseppe De Lucia Lumeno, protagonista a suo tempo di una dura opposizione alla riforma poi approvata. De Lucia sottolinea come, nella risoluzione, "si sollecita, tra l'altro, a intervenire, nell'ambito della riforma del sistema bancario italiano, per valorizzare il microcredito come strumento di inclusione sociale, di supporto alla imprenditorialità e al lavoro e di contrasto all'esclusione finanziaria. Il Governo, secondo la Commissione, deve promuovere l'ampliamento dell'attività di microcredito attraverso il sostegno all'avvio e allo sviluppo di attività di lavoro autonomo o di impresa, organizzate in qualsiasi forma, e l'inserimento di persone fisiche nel mercato del lavoro".

E dove sarebbe "l'idea che non condivide" del Parlamento? Nel fatto che questi obiettivi sono, in realtà, il pane quotidiano delle banche piccole in genere e di quelle popolari in specie, pur additate dal governo (e dalla sua maggioranza parlamentare, almeno in occasione della riforma), come la sentina di tutti i vizi. "La Commissione indica anche alcune modalità da mettere in atto che possono essere quelle dei meccanismi premiali e di precise misure fiscali", sottolinea De Lucia nel suo articolo. "Viene anche proposto, in maniera concreta e precisa, l'incremento del limite di importo massimo di credito concedibile da portare fino a 100 mila rispetto agli attuali 75 mila euro e l'allargamento dei limiti al tipo di imprese finanziabili da parte dei soggetti che svolgono attività di microcredito".

Meglio tardi che mai: in fondo è una buona notizia. Ma ce n'è anche un'altra, che pure De Lucia sottolinea: che cioè, nonostante gli ultimi dati dell'Istat parlino di "crescita moderata per l'economia", nonostante la riduzione delle aspettative di crescita del Pil per il 2016, nonostante la Brexit e gli andamenti fortemente negativi delle Borse, nonostante un dibattito spesso poco informato ma molto allarmistico sulla tenuta del sistema bancario italiano, "è da registrare, in controtendenza a tutto ciò, l'incremento del numero delle richieste e della quantità di credito al sistema bancario da parte delle piccole e medie imprese italiane".

I numeri sono questi: nel secondo trimestre del 2016 l'aumento delle richieste di finanziamenti è stato del 6%; 5,5% quello dell'intero primo semestre rispetto al 2015. Tra aprile e giugno sono stati sfiorati 82 mila euro di importo medio richiesto, cifre che riportano a livelli pre-crisi, con un aumento del 50% rispetto agli anni più bui, quelli del triennio 2009-2011.