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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ L'ultimatum pronto per l'Italia

Pier Carlo Padoan (Lapresse)Pier Carlo Padoan (Lapresse)

A Bruxelles, ai nutrono dubbi e perplessità sull’Italia. dato che nei guai sono le banche di un Paese il cui debito pubblico è oltre il 130% del Pil e il raggiungimento dell’equilibrio strutturale di bilancio un bersaglio mobile (secondo la legge costituzionale rafforzata del 2012 si sarebbe dovuto raggiungere nel 2014, ora si parla del 2017). Inoltre, dopo le elezioni amministrative, il Governo appare fragile; ancora più debole lo mostrano i sondaggi degli esiti di un referendum trasformato in plebiscito.

Soprattutto, nonostante al suo insediamento il Governo abbia indicato la crescita come obiettivo prioritario, non ha né ridotto tasse e sprechi (come si sta muovendo sulle 8000 partecipate del “capitalismo municipale” è indicatore di poco coraggio nei confronti di enti spesso solo clientelari), né aumentato l’investimento pubblico (ormai in rapporto al Pil al minimo storico dalla nascita della Repubblica), né fatto nulla per incoraggiare quello privato. Ergo, nell’Ue siamo secondi solo alla Grecia in termini di bassa crescita economica. E chi si deve esprimere al referendum/plebiscito ne è consapevole.

In questo quadro sei docenti della School of European Political Economy (Carlo Bastasin, Lorenzo Bini Smaghi, Marcello Messori, Stefano Micossi, Fabrizio Saccomanni, e Gianni Toniolo) hanno rivolto e diffuso on line un appello alle forze politiche per un “compromesso storico” interno mirato a stabilizzare e ridurre lo stock di debito pubblico “per porlo su un percorso sostenibile”, nonché a aggiungere l’equilibrio di bilancio, chiunque sia al Governo nei prossimi anni. Il “compromesso storico” interno rafforzerebbe la credibilità dell’Italia e agevolerebbe un accordo con le autorità europee. Forze delle opposizioni hanno risposto all’appello. Sinora, il Governo ha taciuto. E a Bruxelles lo si sa. La Legge di bilancio lo forzerà a esprimersi.

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