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BANCHE E POLITICA/ Se UniCredit ora può dare lezioni per la crisi Mps

Pubblicazione:mercoledì 27 luglio 2016

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Tre mesi fa UniCredit era la banca "madre di tutti i problemi": per essersi ritirata all'ultimo dalla ricapitalizzazione-salvataggio della Popolare di Vicenza, obbligando governo e Bankitalia a lanciare il fondo salva-credito Atlante. È stato l'ultimo di una serie di incidenti che - soprattutto nell'ultimo anno - ha progressivamente incrinato i rapporti fra UniCredit e i mercati finanziari (ma anche con le autorità di vigilanza e con la clientela). Già lo scorso novembre un piano strategico - preparato dall'allora amministratore delegato Federico Ghizzoni e imperniato soprattutto sul taglio dei dipendenti - era stato respinto da analisti e gestori. La decisione stessa di avvicendare Ghizzoni è stata faticosa e la sua sostituzione è stata lunga, laboriosa, dibattuta: all'interno della governance del gruppo e con i grandi investitori di mercato. Brexit e il rinfocolarsi della crisi Mps non hanno certo aiutato il gruppo di piazza Gae Aulenti. Che alla fine, tuttavia, ha deciso di aiutarsi da solo ed è riuscito a rimettersi in piedi e a muovere primi passi dopo molti mesi di paralisi.

Le difficoltà di Mps sono molto più serie di quelle di UniCredit. E il Monte non è - forse - nelle condizioni fondamentali di venirne fuori da solo: certamente dopo il diktat della Bce sullo smaltimento urgente di 10 miliardi di sofferenze. Però anche in piazza Gae Aulenti il problema - alla fine - non erano le cifre o i parametri di vigilanza: era la necessità di prendere atto che a un modo di gestire una banca come UniCredit bisognava por fine al più presto, affidando il gruppo a persone nuove, caratterizzate da stili e metodi diversi. È stato fatto e oggi - certamente - UniCredit non è più percepito come un vascello senza pilota pronto a esplodere da un istante all'altro. Perché a Siena - o a Roma - nessuno prova a fare altrettanto?

Il fatto che a cambiare non sia riuscito neppure l'ex Ceo di UniCredit, Alessandro Profumo, dopo due aumenti di capitale non è un'attenuante. Anzi, è un motivo per troncare un passato che a Siena non sembra passare mai.



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