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FINANZA E TERRORISMO/ Il Piano Marshall per combattere l’Isis

Pubblicazione:mercoledì 27 luglio 2016

Foto LaPresse Foto LaPresse

Un’azienda europea fa una commessa diretta a un Paese che apparentemente non c’entra nulla, come il Brasile, e da qui le armi raggiungono la Siria.

 

Sono coinvolte anche aziende italiane?

Questo non lo so, se lo sapessi sarei un mago.

 

Dal punto di vista economico, come si combatte il terrorismo?

Servirebbe un grande Piano Marshall per il Nord Africa basato su opere vere. Per realizzarlo occorrerebbe un allargamento dell’Ue, con un’associazione di tutti i Paesi dal Marocco alla Turchia, passando per Israele e Palestina.

 

Di fatto come funzionerebbe questo allargamento?

L’Europa deve essere costruita a cerchi concentrici. Ci deve essere un nocciolo duro al centro, cioè gli Stati Uniti d’Europa, i quali condividano cinque ambiti al cui interno non esista più la sovranità nazionale. Questi ambiti devono essere: difesa e sicurezza, politica estera, grandi infrastrutture, tecnologia e ricerca, formazione. La scelta di aderire agli Stati Uniti d’Europa deve essere lasciata alla discrezione dei singoli Paesi.

 

E chi non aderisce?

Resta comunque in funzione l’attuale Unione Europea a 27. Quindi ci deve essere un cerchio allargato, cioè l’area di cooperazione economico-finanziaria di Europa e Nord Africa. E’ nell’ambito di quest’area che vanno lanciati i progetti del Piano Marshall per il Nord Africa, che devono riguardare infrastrutture, elettrificazione, formazione, educazione, sanità.

 

(Pietro Vernizzi)



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