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SPILLO/ Lo “sciopero” che blocca la ripresa

In Italia aumento il reddito disponibile e il potere d’acquisto delle famiglie, ma i consumi restano fermi. MAURO ARTIBANI ci aiuta a capire perché gli italiani agiscono così

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In netto aumento il reddito disponibile e il potere d’acquisto delle famiglie italiane. Questo si dice oggi all’Istat. In evidenza soprattutto l’aumento marcato del potere d’acquisto delle famiglie nel primo trimestre 2016 (+1,1% rispetto al trimestre precedente), sotto la spinta della dinamica dei prezzi con il deflattore implicito dei consumi delle famiglie sceso in termini congiunturali dello 0,3%. Su base annua la capacità di spesa sale del 2,3%, il rialzo maggiore dal secondo trimestre del 2007, grazie proprio all’effetto positivo sul potere d’acquisto delle famiglie del calo dei prezzi.

Il reddito disponibile aumenta, ma i consumi sono fermi. Tatatà: il reddito disponibile delle famiglie consumatrici italiane risulta in aumento dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono rimasti invariati. Indipercuiposcia, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici risulta pari all’8,8%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. 

Il tasso di investimento delle famiglie consumatrici nel primo trimestre 2016 è stato pari al 6,2%, invariato sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Tale stabilità, a livello congiunturale, riflette una flessione degli investimenti fissi lordi (-0,4%) e un aumento del reddito lordo disponibile (+0,8%). Cavolo, hanno più soldi in tasca, ma spendono meno!

Attenzione, non sono né mosci, né pazzi; anzi, stanno facendo quel ch’è nel loro tornaconto. Se non c’è luce in fondo al tunnel della crisi e loro sono affrancati dal bisogno, indebitati, fanno di necessità virtù. La virtù di non spendere, tanto per spendere se manca la necessità di farlo e così mettere fieno in cascina per, magari, inverni ancor più freddi. Che tutto questo piaccia o meno, tant’è!

C’è pure altro però. Proprio quello che non si legge dalle note dell’Istat: la svalutazione del valore. Quel valore che i consumatori attribuiscono, con l’acquisto, alle quelle merci idonee ad assolvere al bisogno e vieppiù scarse. Gli affrancati dal bisogno stanno, come si vede, in sciopero e quelle merci saranno ancor meno scarse.