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BANCHE E POLITICA/ Mps, Passera e la vera “notizia” degli stress test

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Interverrebbe lo Stato. Su una parte dei titoli rappresentativi delle sofferenze e sottoscritti dagli investitori finali, scatterebbe appunto la garanzia pubblica (la cosiddetta Gacs: garanzia cartolarizzazione sofferenze) che integrerebbe il valore delle obbligazioni deprezzate a tutela degli investitori. Coperta da un fondo istituto dal ministero dell’Economia (pochi soldi, per ora, appena 100 milioni: se le cose andassero male, ci sarebbe da rifinanziarlo).

La parte più rognosa delle obbligazioni “figlie” della cartolarizzazione delle sofferenze, le cosiddette junior, se la accolla il fondo Atlante. E qui bisogna dire che, “obtorto collo”, facendo buon viso a cattivo gioco, le banche italiane “sane” il loro dovere lo stanno facendo a tutela di quelle decotte, e cioè degli interessi comuni del sistema, ma pur sempre per iniziativa politica (tutto è stato deciso al Tesoro) e con la partecipazione finanziaria (sia pure al 10%) dello Stato attraverso la Cassa depositi e prestiti.

Per il Montepaschi, la situazione formalizzata ieri è certamente un passo avanti. Frutto di ipocrisie e abborracciamenti, ma utile. Il sistema bancario resta malconcio, a dir poco. L’Eba resta un mistero doloroso.

Il caso Passera. E poi c’è il caso-Passera. Il manager, che ha un curriculum straordinario e a cui va tra l’altro la gran parte del merito di aver costruito la banca italiana più grande e solida del sistema, cioè Intesa Sanpaolo (premiatissima dagli stress-test, per quel che la cosa vale) è sceso in campo in zona Cesarini affiancato dal colosso bancario svizzero Ubs per sostituirsi ad Atlante e al consorzio Jp-Morgan Mediobanca nelle operazioni di smaltimento delle sofferenze e di ricapitalizzazione del Montepaschi. Questo avveniva giovedì sera. Il presidente del Monte, l’economista prodiano Massimo Tononi, dapprima l’ha convocato d’urgenza al consiglio d’amministrazione già previsto per ieri, e poi l’ha “sconvocato”. Per cui la sua proposta è rimasta confinata alla lettera di presentazione in cui l’aveva sintetizzata. Come dire che non se lo sono filati proprio.

Sostanzialmente - pare - perché non c’era più il tempo (secondo la Bce) per valutare alternative all’altro piano. Che però si prende molto tempo per agire. E poi, Passera conosce bene ed è stimato dal presidente della Bce Mario Draghi. Non si capisce né perché lui si sia mosso così in extremis, né perché il Monte non l’abbia potuto neanche ricevere. Il suo piano l’avrebbe rimesso in gioco come banchiere e top-manager, i mestieri che ha saputo fare meglio, sia a Intesa che - prima - alle Poste, inventando tra l’altro il Bancoposta (odiato dalle altre banche). Una seconda falsa partenza, come quella tentata in politica con la candidatura a sindaco di Milano. Alle Olimpiadi, i tiratori sparano due volte per precisare la mira sui bersagli. Auguri a Passera per il prossimo, terzo tentativo. 

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