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FINANZA/ Forte: Italia “disoccupata”, ma se scoppia il bubbone delle banche…

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La patologia si è concentrata inizialmente sulla Banca Etruria e ora purtroppo anche sul Monte dei Paschi. Fatte salve queste due eccezioni, la situazione delle nostre banche, pur non essendo esaltante, è di gran lunga più solida rispetto a quella di altri Paesi europei. Le nostre banche finora hanno gestito attività tradizionali e un po’ di investimenti, mentre non si sono occupate di trading che ultimamente è diventata un’attività pericolosa. Il rendimento delle banche italiane si è estremamente assottigliato, ma comunque non sono andate incontro a rischi.

 

Quali effetti produce la situazione relativa ai crediti deteriorati?

Essendo intasato di crediti deteriorati, il sistema bancario italiano non è in grado di espandere il credito. A parte la miccia di Mps, il vero problema non è la stabilità del sistema, ma la sua capacità di erogare credito. Il caso Mps ha portato gli operatori internazionali a guardare all’Italia come all’anello debole dell’Europa, e quindi a ridurre gli investimenti finanziari nel nostro Paese. In realtà, una volta sanato il bubbone di Mps, noi abbiamo un sistema bancario che regge, ma che, per la sua natura abbastanza statica, non è in grado di dare una rilevante spinta alla crescita.

 

Che cosa si può fare per ridurre questo problema?

Per ridurre il numero delle sofferenze bancarie, una strada possibile consiste nel velocizzare le procedure fallimentari, togliendo alle persone fisiche che possiedono immobili in garanzia, quella supertutela che consiste nel negare il loro assenso a qualsiasi procedura di sveltimento del fallimento stesso. Queste persone hanno interesse a fare in modo che la procedura fallimentare duri il più a lungo possibile, in quanto quando questa si conclude perdono il possesso della loro casa.

 

(Pietro Vernizzi)



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