BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Il balletto di Renzi su Monte fra Stato e mercato

Pubblicazione:lunedì 4 luglio 2016

LaPresse LaPresse

Già nell'estate di undici anni fa Luigi Zingales si sbracciava sulle pagine del Sole 24 Ore: il sistema bancario italiano era in pericolo, bisognava salvarlo in fretta. Andavano messe in salvo - quelle banche - dagli attacchi di retroguardia dello "Stato": da un governatore della Banca d'Italia - Antonio Fazio - deciso a difendere i suoi poteri di vigilante bancario nazionale sul "mercato".

La City - che allora sembrava divenuta definitivamente la capitale dell'Europa globalizzata - premeva con le sue Opa su AntonVeneta e Bnl. Fazio aveva risposto organizzando due controfferte di mercato (Popolare Italiane e "razza padana" e Unipol-immobiliaristi romani), all'insegna comunque della regia pubblica di via Nazionale. Non vale più la pena di riepilogare come finì: con l'intervento discusso e decisivo della magistratura, AntonVeneta andò ad Abn Amro e Bnl a BnpParibas.

Fazio fu cacciato, processato, condannato - fra gli applausi di Zingales & C- - e solo molti anni dopo riabilitato. Al suo posto arrivò dalla Goldman Sachs un banchiere di mercato come Mario Draghi, poi promosso alla Bce, che da due anni è titolare anche dei poteri di vigilanza bancaria sull'eurozona. Il suo successore in via Nazionale, Ignazio Visco, non ha mai deflettuto dall'ortodossia del "non intervento" portata da Draghi in Bankitalia: il rispetto dottrinario del mercato ha conosciuto il suo picco nel 2007, quando AntonVeneta fu ricomprata all'Italia da Mps con disco verde immediato da parte di Palazzo Koch.

Non è proprio banale, quindi, che lo stesso Zingales, sulle stesse pagine del Sole torni oggi a lanciare l'allarme: a chiedere di far presto a salvare le banche italiane. Non era tutto risolto nel 2005, per di più con il varo di una nuova "legge sul risparmio"? Soprattutto, l'economista della scuola di Chicago stavolta invoca l'intervento dello Stato: solo così il sistema creditizio nazionale può essere messo in sicurezza e contribuire alla ripresa. Anzi: l'Italia dovrebbe imitare gli Usa all'indomani del crack Lehman Brothers, lanciando un piano di riacquisto pubblico degli asset tossici (non i derivati globali del 2008, ma le sofferenze nazionali del 2016).


  PAG. SUCC. >