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TAGLIO DELLE TASSE/ Ecco il gioco delle tre carte di Padoan

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Pier Carlo Padoan  Pier Carlo Padoan

«La riduzione delle tasse annunciata dal ministro Padoan si pone a metà strada tra il gioco delle tre carte e la pubblicità elettorale. La diminuzione del carico fiscale non è possibile fino a quando saremo vincolati dai trattati europei». Lo evidenzia Antonio Maria Rinaldi, professore di Finanza aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara e alla Link Campus University di Roma. Mercoledì il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha rimarcato che l’obiettivo del governo è rilanciare la crescita “ancorando le aspettative di imprese e famiglie a una prospettiva di alleggerimento del carico fiscale, al rafforzamento degli incentivi per l’innovazione, al controllo della spesa primaria corrente, che ha già raggiunto significativi risultati”.

 

Dopo la sconfitta del Pd alle Comunali, come cambierà la politica economica del governo?

La politica economica del governo non cambierà dopo le Comunali per un motivo estremamente semplice: il governo non può cambiarla. Il nostro Paese adotta una politica economica sulla base di vincoli esterni ben precisi, provenienti dall’Unione europea, indipendentemente dai risultati delle ultime elezioni. Il discorso da fare piuttosto è un altro.

 

E sarebbe?

Queste politiche errate fatte in modo più o meno consapevole sono all’origine del malcontento che ha determinato i risultati delle Amministrative. Gran parte del malcontento sarebbe stato rivolto a qualsiasi forma di governo, proprio in quanto vincolato da politiche economiche non decise in maniera autonoma. Non è assolutamente una giustificazione nei confronti del governo Renzi, ma una constatazione del fatto che l’Italia non è più sovrana al punto da determinare la propria politica economica.

 

Padoan ha annunciato un “taglio delle tasse per sostenere la ripresa”. È una promessa credibile?

La riduzione delle tasse si pone a metà strada tra il gioco delle tre carte e la pubblicità elettorale. La diminuzione del carico fiscale non è possibile se si continua ad adottare la politica economica “dei vincoli esterni e dei trattati”. Sulla base di questa politica, appartenere all’area euro significa non poter decidere assolutamente nulla in modo autonomo in ambito economico.

 

Allora perché Padoan ha detto che il carico fiscale scenderà?

Quando Padoan annuncia che taglierà le tasse, lo fa o per ragioni elettorali o perché sta facendo giochi di prestigio come il bonus da 80 euro, con cui si dà con una mano per togliere con l’altra. Semmai c’è stata una redistribuzione, ma fino a un certo punto. A una parte degli stessi lavoratori è stato chiesto di restituire gli 80 euro, è stata tolta la possibilità di ottenere determinati sgravi fiscali, e quindi alla fine gli 80 euro sono stati erogati solo sulla carta.

 

Se questi vincoli europei sono così stringenti, perché altri Paesi possono sforare il rapporto deficit/Pil del 3%?



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COMMENTI
06/07/2016 - Vincoli UE (TORREMBINI FABIO)

scusi professore, ma la scelta politica (quanto e come) di diminuire l'enorme spesa corrente dello Stato, idem dicasi per il debito pubblico che continua a salire (132% in rapporto al Pil), che cosa c'entrerebbe con i vincoli europei? Quando la finiamo con qsi alibi? Mettiamo di tornare alla liretta e alla nostra piena sovranità, che si fa, riprendiamo a governare in deficit, alimentando ulteriormente la crescita del debito? A suo tempo entrammo nell'euro (male) fondamentalmente illudendoci che l'Europa avrebbe risolto i problemi che noi non avevamo la forza e la voglia politica di risolvere. Da qui nascono tutti i mali, perchè in condizioni di sempre maggiore debolezza è difficile trattare... Ecco, occorrerebbe una politica che, anzi che subordinare tutto a riforme istituzionali sgangherate e al referendum, spiegasse come diminuire il debito, come abbassare le tasse realmente...etc. Penso che in questo paese ci siano tante persone disposte ad ascoltare e anche a sacrificarsi per un progetto serio in questo senso.