BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPILLO TLC/ Iliad, così pagheremo meno le telefonate (ma avremo più disoccupati)

Pubblicazione:

Lapresse  Lapresse

Ma siamo in Italia. Gli stessi padroni di 3 hanno anche cercato di comprare il porto di Taranto (la logistica marittima è un altro loro mestiere): e l'hanno presa nei denti, perché nonostante tutti gli accordi di programma di questo mondo gli hanno negato il diritto di scavare i fondali per far attraccare le superportacontainer finché, stufi, sono andati a fare lo stesso lavoro al Pireo. Abbastanza schifati della burocrazia italiana, hanno deciso che era meglio investire in Gran Bretagna anche nei telefoni, comprando O2, piuttosto che insistere a essere compratori in Italia (peraltro, poi, anche a Londra hanno preso il due di picche dalla Commissione europea, ma questa è un'altra storia).

Dunque, in Italia, i cinesi di CkHutchison hanno capito che Telecom era intoccabile: attenzione, non in assoluto - perché, al contrario, Mediobanca l'ha lasciata comprare per due fichi e un peperone da monsieur Vincent Bollorè, ma questo è uno che giocava a carte segnate, era già il padrone della medesima Mediobanca, quindi ha avuto vita facile. Fatto sta che per i cinesi Telecom era off-limits. E si sono rassegnati a trattare con Vimpelcom per Wind. Rassegnati nel senso che mettere d'accordo un russo e un cinese è come far fare un bagno al diavolo nell'acqua santa, eppure l'hanno fatto e hanno deciso non di comprare Wind (basta investire soldi freschi in Italia, dopo le dita nell'occhio presa a Taranto e con Telecom) ma di fondere le due società.

Perché fonderle? State bene attenti. La fusione tra il terzo (partito nel 1995) e il quarto (partito nel 2003) operatore di telefonia mobile italiana è stata progettata per fare le ovvie sinergie tecnologiche (antenne in comune, apparati in comune, server farm in comune) e commerciali (negozi in sinergia), ma anche e soprattutto per far risalire gradatamente i prezzi (naturalmente senza dirlo prima a nessuno!). Wind e 3 Italia, soprattutto quest'ultima, sono stati infatti negli ultimi dieci anni i due operatori che hanno guidato e quindi determinato il ribasso dei prezzi che c'è stato sul mercato. Incredibilmente seguiti da Tim e Vodafone che pur di non perdere ulteriori clienti hanno a loro volta ribassato.

È chiaro, quindi, che se in un mercato operano due operatori dominanti e due sfidanti "ribassisti", quando questi ultimi due si fondono e concordano di fare dei prezzi in sintonia, che siano competitivi rispetto a quelli di Tim e Vodafone ma non più "stracciati", la corsa del mercato al ribasso frena e tutti guadagnano di più. Non solo Wind e H3G: tutti. Ciò spiega il favore espresso da Telecom e Vodafone all'operazione. Se non fosse risultata conveniente anche per loro, perché mai avrebbero dovuto dirsi a favore, essere contenti? Per il miglior vantaggio del mercato? Come no, e l'asino vola.

Quando però Wind e H3G hanno chiesto a Bruxelles, cioè alla Vestager, l'ok alla fusione, si sono visti sbattere la porta in faccia. La signora è una socialista danese col vizietto di voler fare l'interesse del popolo e non quello di lorsignori. Ha capito subito che, a dispetto delle smentite, la fusione aveva tra i suoi obiettivi quello di rialzare i prezzi, eliminando il quarto gestore e con esso il vizietto degli italiani di farsi concorrenza sul serio abbassandoli, i prezzi. E ha detto: se volete fondervi, fatelo, ma dovete vendere asset (tralicci di trasmissione, frequenze eccetera) in misura sufficiente a far nascere un altro quarto gestore. Che anzi, dovete procurarvi voi, mettendo sul mercato antenne eccetera.


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >