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SPY FINANZA/ Dalla Germania una "soluzione" per le banche italiane

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Angela Merkel (LaPresse)  Angela Merkel (LaPresse)

Posso essere d'accordo, però due sono i punti. Primo, si doveva dire no a quella regolamentazione prima che entrasse in vigore il primo gennaio, non adesso a disastro imminente. Per caso non si era letto bene il testo, prima di dare l'ok in sede europea? Secondo, cosa accadrebbe se si arrivasse a provare un profilo di incostituzionalità del bail-in? Saremmo in pieno conflitto di attribuzioni tra la nostra Corte costituzionale e l'Alta corte europea che verrebbe comunque scomodata dalla Commissione Ue: di chi sarebbe il parere vincolante (e vincente) a vostro modo di vedere? Di più, cosa penseranno ora gli obbligazionisti di Banca Etruria e socie, visto che il capo dell'Abi, non il sottoscritto, sta di fatto dicendo loro che sono stati depredati dai risparmi di una vita in modo incostituzionale? 

Siamo veramente in una situazione pericolosa e intendo dire più a livello sociale che finanziario: basta un niente per perdere del tutto la fiducia e farsi prendere dal panico in stile greco o cipriota. Per questo, occorre agire in fretta e risolutamente. Che a Bruxelles e Francoforte piaccia o meno, lo dico chiaramente. Anche perché lassù qualcuno o sta giocando sporco, oppure è fuori controllo: in un caso o nell'altro, tocca pensare a noi stessi e basta. Quando infatti sembrava che il comparto bancario italiano tornasse a respirare l'altro giorno, proprio sulla scorta di un possibile paracadute pubblico, la doccia fredda non ha tardato ad arrivare per voce del falco di turno, Jeroen Dijsselbloem. Il presidente dell'Eurogruppo, pur escludendo problemi di liquidità, si è infatti detto preoccupato per la situazione delle banche italiane, spiegando che in nessun caso il salvataggio degli istituti potrà avvenire eludendo la direttiva sulle banche e le nuove regole sul bail-in: «Altri paesi sono riusciti a ristrutturare le proprie banche con mezzi pubblici e gli italiani non lo hanno fatto allora, ma ora abbiamo regole più severe». Capito il perché degli interventi di Visco e Patuelli? 

Ma sempre giovedì e sempre dall'Ue è arrivata un'altra notizia che mi fa propendere per la volontà incendiaria di qualcuno: né il Portogallo, né la Spagna hanno corretto il deficit pubblico come raccomandato dalla Commissione europea per rispettare i parametri del Patto di stabilità e crescita. Boom! Ma l'esecutivo comunitario è furbo, non si prende la responsabilità di un atto politicamente devastante per i governi dei due Paesi (e per il buonsenso, visti gli sforzi fatti in tal senso da Madrid e Lisbona) e ha rimandato al consiglio Ecofin di martedì prossimo l'eventuale proposta di sanzioni per i due Paesi iberici. In particolare, lo sforzo di correzione strutturale per il periodo 2013-2015 in Spagna è stato stimato allo 0,6% del Pil, al di sotto del 2,7% del Pil richiesto dal Consiglio europeo, mentre il debito del Paese al 99,3% nel biennio 2014-2015 è sopra la soglia del 60% prevista dal patto. Nel periodo 2013-2015 il Portogallo ha, invece, operato correzioni strutturali pari all'1,1% del Pil, anche in questo caso al di sotto dell'obiettivo del 2,5% del Pil, mentre il debito pubblico è stato portato sotto il 130% del Pil. 

Andate però a vedere come hanno ridotto le economie dei due Paesi le manovre folli di svalutazione interna imposte dalla Troika per raggiungere i suoi obiettivi lunari. Ma in Europa sono dei mattacchioni, in fondo, perché a detta del commissario Ue agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici, «la decisione di avviare formalmente la procedura comunitaria per il mancato rispetto degli obiettivi di deficit non deve essere interpretata come una volontà di punizione». Anzi, è un regalone, ci mancherebbe. L'alto funzionario ha anche aggiunto che la Commissione Ue ha intenzione di applicare "intelligentemente" le norme del Patto di stabilità e crescita: «Quanto abbiamo deciso oggi è riferito al passato. Riconosciamo gli sforzi fatti e il miglioramento delle rispettive situazioni economiche ma non è stato fatto abbastanza secondo gli obiettivi fissati». 


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