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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Dalla Germania una "soluzione" per le banche italiane

La situazione delle banche italiane non è certo facile. Forse, però, una soluzione potrebbe paradossalmente arrivare dalla Germania. MAURO BOTTARELLI ci spiega perché

Angela Merkel (LaPresse)Angela Merkel (LaPresse)

Che la situazione sia grave, ormai, non lo nega più nessuno. Anzi, siamo allo scontro frontale con l'Europa sulla questione banche e ora sono i grossi calibri a sparare, non più i sottosegretari o i funzionari. Quella di ieri, è stata la giornata della riprova di tutto ciò. «A fronte del rischio che, in un contesto di elevata incertezza, problemi circoscritti intacchino la fiducia nei confronti del sistema bancario, un intervento pubblico non può essere escluso», ha affermato il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel suo intervento alla 56ma assemblea dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana. D'altra parte la situazione attuale, densa di rischi per la stabilità finanziaria, «richiede la predisposizione di un backstop pubblico da attivare in caso di necessità, nel pieno rispetto delle norme comunitarie, tenendo ben presenti i potenziali effetti sistemici di eventuali crisi per i singoli Stati membri e per l'area dell'euro nel suo complesso», ha aggiunto il numero uno di palazzo Koch, ricordando che la normativa europea prevede la possibilità di interventi pubblici di natura precauzionale anche sul fronte della capitalizzazione, con riferimento ai risultati delle prove di stress. 

Visco ha poi precisato che l'argomento sollevato da alcuni a livello europeo, a detta dei quali interventi pubblici a sostegno del sistema bancario italiano avrebbero dovuto essere effettuati in passato, come avvenuto in altri Paesi, «non tiene conto della diversa soluzione delle condizioni dei sistemi bancari nazionali nel tempo». Insomma, il capo della nostra Banca centrale dice che serve un intervento statale in deroga a quanto impone l'Europa. Se non è una rottura istituzionale questa, ditemi voi. 

Ma sempre dall'assemblea dell'Abi, ha fatto sentire la sua voce il numero uno dell'associazione, Antonio Patuelli e qui i toni e le argomentazioni sono andati anche oltre. Primo, gli istituti di credito italiani ritengono necessario limitare le soglie patrimoniali e i contributi ai fondi obbligatori europei. Per Patuelli, occorre porre «un calmiere per l'onerosità a carico delle banche per la contribuzione ai numerosi fondi anche obbligatori europei, soprattutto a quelli ai quali l'Italia non ricorre». Per il sistema creditizio nazionale, infatti, quest'anno il conto a sostegno del settore potrebbe ammontare a circa 5 miliardi di euro. Di questi, 1,5 miliardi per i contributi dovuti con le nuove regole sulla vigilanza unica europea e 3,5 miliardi per altre iniziative volontarie. Che bella l'Europa, davvero un affarone. Poi Patuelli ha puntato ancora una volta il dito sulla procedura del bail-in, così com'è stata formulata. Stando al banchiere, infatti, tale sistema dovrebbe essere rivisto e corretto almeno nelle parti in cui questo va a scontrarsi con la Costituzione: «Occorre venga rivista al più presto la normativa sulle risoluzioni e sul bail-in, innanzitutto per ciò che contrasta con la Costituzione italiana. Le innovative iniziative private come il fondo Atlante e il rinnovato ramo volontario del Fondo interbancario, con interventi preventivi, partecipativi e non più a fondo perduto, prevengono i rischi di altre eventuali, e più costose per tutti, risoluzioni e respingono ogni ipotesi di bail-in».