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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Sapelli: stress test, un’altra operazione che ci rende “vassalli”

Gli stress test bancari non hanno regalato grandi sorprese rispetto alle attese. Ma confermano il dominio straniero sull’Italia, dice GIULIO SAPELLI nella sua analisi

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L’ondata degli stress test ha confermato ciò che già sapevamo: i pericoli sistemici sono le banche tedesche e italiane, più e più volte indicate dagli osservatori indipendenti (ancora ne esistono!) come portatrici, in forma più o meno intensa, di due forme di infezioni sanguigne che circolano avendo come portatori malati i top manager stockoptionisti che dovrebbero curare le suddette banche, oppure che dirigono spesso ministeri ed enti e ancor più spesso governi alla cui decisone non si può sfuggire.

I nomi sono presto fatti: Deutsche Bank e Commerzbank, da un lato, e Monte Paschi di Siena, dall’altro. L’infezione è di distinta natura, ma spesso si presenta in forma mista. Mi riferisco alla più pericolosa, ossia quella definita da Sir Mervyn King, ex Governatore della Banca centrale del Regno Unito, una malattia alchemica che si fonda sulla trasformazione dei soldi dei depositanti in derivati con leve di rischio che superano il Pil nazionale e fanno straricchi i top manager stockoptionisti. I due casi principali sono appunto le banche tedesche succitate ben accompagnate dalla Bremer Landesbank, Sparkasse antica ma gonfia di gambling assicurativi marittimi. Vi è poi il tedesco nascosto nel ventre di Unicredit, ossia la tanto osannata a suo tempo acquisizione compiuta da manager che mai avevano visto il mondo ingoiando una delle banche internazionali tedesche (la Hvb) che nessuno voleva perché tutti sapevano ch’era zeppa di assets tossici acquistati da colui che responsabile Usa poi divenne presidente della nuova Unicredit accendendo la miccia che lentamente si consuma e che ora ci si affretta a tagliare o a nascondere sotto la sabbia.

Ma il caso più interessante è Monte dei paschi di Siena. Qui le infezioni s intrecciano perché molte trasfusioni sono state fatte da mani inesperte e di sangue macchiate, sino a giungere a morti di cui s’invoca da parte di mogli affrante giustizia a fronte di un percorso di giudizio che più lento al mondo non s’è mai visto. Ma Mps ci interessa per tre elementi. C’è un eccesso di assets tossici via via scoperti o meglio scoperchiati che mascherano improvvidi acquisti miliardari fatti da falsi banchieri e modestissimi massoni, i cui esiti furono devastanti ma iniziano dal 2001, non da oggi. E poi ci sono i non performing loans, ossia i crediti inesigibili, le sofferenze, ecc., che sono immense. Provare per credere un prestito a Siena e dintorni non si negava e non si nega a nessuno, il credito non si concede si regala: chiedetelo a ogni imprenditore. Certo ora i nodi vengono al pettine, il problema è che Montepaschi dopo il 2001 di banchieri non ne ha mai più visti, eppure Banca d’Italia e Consob non se ne sono mai accorti. Ora inizia la partita del salvataggio. La bad bank all’italiana, ossia il fondo Atlante (friends of the friends o Prodi boys,chiamateli come volete) è già pronta a funzionare a scappamento ridotto e avrà bisogno di rifornimenti in volo massicci.

Ma è ciò che ci vuole, nonostante i guai tedeschi bancari evidentissimi (aggiungeteci poi Portogallo e Spagna che fanno in sostanza ciò che vogliono sul debito), è la possibilità di creare una bella purpose firm spazzatura com’è stato fatto nei paesi liberisti, oppure, anche con artifici giuridici di cui siamo maestri, di nazionalizzare e cosi cauterizzare i bubboni.