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BANCHE/ Il "tesoretto" degli italiani non basta per Mps e co.

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Un effetto collaterale serio e altrettanto temibile di questa doccia fredda potrebbe poi rimbalzare nuovamente sulla già preoccupante crisi bancaria. Il buon esito delle varie e complesse operazioni di recupero delle sofferenze bancarie in corso, in particolare sul Monte dei Paschi ma non solo, dipende come non mai dalle attese sul futuro dell’economia e dal ciclo economico complessivo. La capacità di un debitore di rimborsare almeno il 40% dei suoi crediti, la conferma “di mercato” dei valori impliciti di tanti immobili, soprattutto industriali, dati in pegno a fronte di debiti e oggi in cerca di compratori, dipendono in gran parte dalla fiducia degli investitori sul futuro. E in questo quadro, quale fiducia si può pensare che il mercato nutra?

Ma se i vari protagonisti di questo mercato non riusciranno a collocare vantaggiosamente le sofferenze, che ne sarà del Montepaschi e delle varie altre banche che devono ridurle o liberarsene? E sulla grande banca di Siena, quali mosse potrà fare il governo, ormai divenuto il primo singolo azionista, con il 4,024% del capitale, dopo che Fintech Advisory ha ridotto la quota detenuta in Mps dal 4,5% al 2,242%? Se il “piano JpMorgan” non troverà riscontro nel buon esito delle operazioni sulle sofferenze in atto ad opera di Atlante…?

Il paradosso è che oggi il volume di risparmio accumulato da imprese e famiglie italiane di stima raggiunga la cifra da record di 6.500 miliardi di euro. Tantissimo denaro fermo, immobile. Per rimetterlo in circolazione, l’unica chiave è ridare fiducia al sistema. Per ridare fiducia al sistema non c’è che tagliare le tasse sui redditi di chi lavora, non inventare magri sostegni al reddito di chi non ne ha affatto o lavoretti di facciata per simulare una ripresa occupazionale che non sta né riaccendendo in modo significativo i consumi, né rilanciando gli investimenti. Ma per tagliare le tasse nonostante i gendarmi tedeschi occorrerebbe tagliare simultaneamente l’enorme spesa pubblica improduttiva. La vera omissione degli ultimi governi.

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