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Economia e Finanza

CRESCITA ZERO/ Le bugie di Renzi vengono a galla

L'Istat ha comunicato che nel secondo trimestre dell'anno il Pil italiano non è cresciuto, nonostante Renzi abbia sempre parlato di ripresa in atto. Il commento di UGO BERTONE

Matteo Renzi (Lapresse)Matteo Renzi (Lapresse)

È l'anno della crescita zero. Si appiattiscono i tassi di interesse, mai così bassi nella storia dell'Italia unita, si spegne l'aumento dell'inflazione, che viaggia in terreno negativo. Puntuale, alla vigilia di Ferragosto, è arrivato il verdetto più temuto: encefalogramma piatto anche per il Prodotto interno lordo, mentre si riduce ulteriormente la stima per l'intero 2016, ormai scesa allo 0,7%, molto al di sotto della previsione ufficiale del governo, ferma all'1,2%. L'economia italiana è rimasta al palo tra aprile giugno, come del resto lasciavano prevedere i segnali negativi arrivati nei giorni scorsi: 1) la produzione industriale in calo negli ultimi tre mesi dello 0,4%, non più sostenuta dai farmaceutici (-7%) e dall'auto (-1%), i punti forti dell'economia nel 2015; 2) la caduta dell'export (-0,5%), sull'onda della crisi di alcuni clienti tradizionali del made in Italy (Brasile, Russia, per ultimo la Turchia), e quella non meno grave dell'import (-6,1%), a conferma della perdurante discesa dei consumi; 3) l'inflazione che resta in terreno negativo (-0,1%), vanificando gli sforzi per combattere la deflazione che continua a fare vittime, a partire dall'agricoltura (il grano duro tratta al 42% in meno rispetto a un anno fa). Date le premesse non stupisce la frenata dell'economia italiana. Ma è una ben magra consolazione.

La frenata è comunque più grave di quanto previsto dall'Ue (le stime erano per un +0,2%) e più accentuata rispetto ai partner comunitari a partire dalla Germania che chiude il trimestre a +0,4%, meglio delle previsioni (+0,2%). Meglio delle stime anche l'Olanda (+0,6%), ma anche l'Ungheria (+1,1%) o la Polonia (+0,9%). E così via. La nota dolente è che il ritardo dell'Italia, già fanalino di coda dell'Eurozona, aumenta. Quest'anno l'economia tedesca crescerà del 3,1%, al pari di quella polacca, davanti all'Ungheria (+2,6%) e all'Olanda (+2,3%). Il segno più, insomma, vale sia per i Paesi dell'area euro che per chi ne sta fuori. Sia per l'Est che per il Nord Europa. Ma anche il Portogallo, partner debole della "periferia", avanza dello 0,2%. Il dato più confortante arriva da Atene. Il prodotto interno lordo della Grecia è quasi in parità (-0,1%), assai meglio delle previsioni.

Rallenta un po' tutta l'Europa sotto la pressione della Brexit e i problemi di immigrazione e terrorismo: l'Eurozona dimezza il tasso di crescita (da 0,6% a 0,3% nel trimestre), l'obiettivo di fine anno si riduce all'1,6%. Ma la crisi di fiducia del Bel Paese, alla vigilia di un autunno caldo per gli appuntamenti elettorali (ma anche per le vertenze sindacali) è senz'altro la nota dolente per l'Europa a 28. Anche la Francia chiude il trimestre con una crescita zero. Ma François Hollande, comunque oggetto di forti critiche, ha non poche attenuanti: gli attentati, le ferite inferte al turismo. Soprattutto i durissimi scioperi che hanno accompagnato il dibattito sulla riforma delle leggi sul lavoro. 

Come scrive l'Istat, la "variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell'agricoltura e dei servizi e di una diminuzione in quello dell'industria. Dal lato della domanda, vi è un lieve contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte), compensato da un apporto positivo della componente estera netta". Ovvero l'industria frena, i consumi pure.