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SPILLO/ Italia, le ricette anti-crisi "censurate" dalla Germania

Pubblicazione:sabato 13 agosto 2016 - Ultimo aggiornamento:sabato 13 agosto 2016, 13.23

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Questo sforzo pubblico per rilanciare investimenti che i privati non si sentono di fare al punto di accettare rendimenti negativi può avvenire solo se nel frattempo i tassi sulle obbligazioni statali rimangono bassi grazie alle banche centrali. Questo è quindi lo scenario che si sta delineando con le banche centrali che rimangono a supporto di una nuova fase di aumento dei debiti pubblici necessario per aumentare la crescita; solo nel medio lungo periodo è pensabile di riassorbire, con l’inflazione che oggi non c’è, le scorie lasciate dalla crisi finanziaria e poi economica.

Questo sarebbe anche quello che servirebbe all’Italia, oltre alle riforma della macchina statale che non arriva mai, ma l’Europa è l’unica parte del globo in cui non si parla di questi temi. Da una parte c’è la Germania che non investe nemmeno nelle proprie infrastrutture e impone la sua politica in Europa, dall’altra ci sono tutte le conseguenze negative di una competizione intra europea che non vuole che i concorrenti, tra cui l’Italia, si rafforzino e continuino a rimanere terra di conquista per imprese altrui e con gli artigli tagliati quando si tratta di politica estera, con Egitto e Libia tra gli esempi più significativi. Poi l’Italia ci mette del suo non riuscendo a recuperare un minimo spazio di manovra rifiutandosi di mettere mani nella spesa pubblica inutile e inefficiente.

Sarebbe comunque un buon inizio se di queste cose si cominciasse a parlare tranquillamente anche in Italia senza la cappa di “austerity” e simili che ancora oggi viene usata come ragione del mancato salvataggio delle banche.



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