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SPILLO/ Il "modello McDonald's" per consegnare l'Italia agli speculatori

Pubblicazione:lunedì 15 agosto 2016

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Nonostante l’evidenza dei numeri, ancora capita di leggere articoli nei quali si sparge disinformazione e terrorismo finanziario, come quello di Alberto Battaglia dal titolo “Bazooka Banca d’Inghilterra è un flop, Dio solo sa cosa ora succederà”. Ma qual è il succo dell’articolo? Il succo è che la BoE (la banca centrale inglese) non riesce più ad acquistare i titoli di stato inglesi, perché nessuno li vende più e il loro rendimento è sceso ai minimi storici. Capito il problema? Il rendimento, cioè l’interesse che lo Stato deve pagare, è ai minimi storici e quindi lo Stato paga pochissimo di interesse sul proprio debito e le banche guadagnano pochissimo. E per loro speculatori questo è un grossissimo problema, perché vuol dire che lo Stato è finanziariamente inattaccabile. Mentre noi no, noi siamo in balia degli speculatori e i nostri politici stanno attivamente adoperandosi perché la finanza abbia sempre meno ostacoli per ottenere i più lauti profitti.

La riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum è un obiettivo primario sulla strada di questo percorso. Il percorso è quello della privatizzazione dei gioielli italiani, cioè l’accaparramento a un prezzo stracciato di quelle aziende italiane affermate nel mondo per la loro qualità e capacità produttiva. Per queste è sufficiente mettere in crisi lo Stato (tramite il debito sempre più alto) e poi ogni tanto organizzare l’opportuna campagna mediatica. Cioè lo stesso gioco sporco, fatto di situazioni e colpi di mano, organizzato quando hanno fatto in Italia il referendum sul nucleare, pochi mesi dopo l’incidente di Cernobyl e una campagna stampa martellante sui pericoli del nucleare. Ed è lo stesso gioco sporco in atto in Italia dal ‘92, con l’attacco alla politica italiana condotto tramite Tangentopoli, con l’obiettivo anche di togliere di mezzo chi si sarebbe opposto tenacemente a un certo modello di Unione europea e alla serie di privatizzazioni realizzate poi con l’Iri di Prodi. E lo stesso gioco sporco si è attivato nel 2011, quando venne fatto fuori il governo Berlusconi perché radicalmente ostile a certe riforme (se gli altri erano i cattivi, a Berlusconi però rinfaccio di aver solo minacciato l’uscita dell’Italia dall’euro, di non averla realizzata come ha fatto la Gran Bretagna).

E lo stesso piano è oggi operativo in questi mesi, poiché con la riforma costituzionale è in atto il tentativo ultimo di indebolire le istituzioni locali: infatti quando si considera l’oggettivo rafforzamento del governo, bisogna considerare l’altra faccia della medaglia, cioè l’indebolimento delle istituzioni locali, L’effetto duplice è quello di fare un gravissimo passo contrario al principio di sussidiarietà e di indebolire quel livello delle istituzioni che è più vicino ai cittadini e che meglio può rappresentare le loro esigenze e le loro istanze. Ma dal punto di vista della finanza speculativa, il passaggio è indispensabile perché in capo alle istituzioni locali (comuni e regioni, visto che le provincie sono già sparite, proprio seguendo il medesimo piano di smantellamento di chi dovrebbe difendere gli interessi dei cittadini e in qualche modo lo faceva) sono innestati interessi enormi, quegli interessi che per noi sono beni comuni e che corrispondono ai servizi primari, come la raccolta dei rifiuti, la distribuzione dell’energia, la distribuzione dell’acqua. Sto parlando di quella miriade di municipalizzate che oggi, bene o male, svolgono comunque un bene comune. Proprio quelle municipalizzate che ancora offrono un servizio al bene comune, ma che in mano alla speculazione possono diventare delle galline dalle uova d’oro.


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